
Contrariamente alla credenza comune, la minaccia più grave per i laghi italiani non è solo l’acqua più calda in estate, ma la scomparsa del freddo invernale che impedisce il vitale rimescolamento delle acque.
- Questa “paralisi termica” blocca l’ossigeno in superficie, condannando i fondali all’asfissia e uccidendo le specie ittiche che vi si rifugiano.
- L’alterazione del ciclo idrico, con lo scioglimento anticipato dei ghiacciai, crea picchi di piena primaverili e gravi deficit idrici estivi, favorendo la proliferazione di alghe tossiche.
Raccomandazione: È imperativo superare la visione del “caldo estivo” e concentrarsi sul monitoraggio della temperatura invernale e della stratificazione lacustre come indicatori precoci del collasso ecologico ed economico.
L’immagine da cartolina dei grandi laghi prealpini, con le loro acque blu incastonate tra le montagne, sta nascondendo una crisi silenziosa e profonda. Per decenni, residenti e operatori turistici hanno temuto estati sempre più torride. Ma il vero segnale d’allarme, quello che gli scienziati osservano con crescente preoccupazione, non è il caldo, ma l’assenza di freddo. La scomparsa degli inverni rigidi ha inceppato un meccanismo naturale fondamentale per la salute di ecosistemi complessi come il Lago di Garda, di Como e Maggiore: il rimescolamento verticale delle acque. Senza questo “reset” annuale, i laghi stanno entrando in uno stato di sofferenza cronica, una sorta di paralisi termica con conseguenze devastanti.
Il dibattito pubblico si concentra spesso su fenomeni visibili come le fioriture algali o il livello delle acque, trattandoli come problemi isolati. Si cercano soluzioni puntuali, senza comprendere che sono solo i sintomi di una patologia sistemica. La verità, molto più allarmante, è che stiamo assistendo a una reazione a catena. La mancata inversione termica invernale sta soffocando la vita nei fondali, alterando i cicli riproduttivi della fauna ittica e creando le condizioni ideali per eventi meteorologici estremi e per la proliferazione di cianobatteri, una minaccia diretta sia per l’ecosistema che per l’industria turistica.
Questo articolo va oltre la semplice constatazione del riscaldamento globale per svelare il “perché” e il “come” di questa crisi. Analizzeremo i meccanismi biochimici che legano la temperatura invernale all’ossigeno disciolto, l’impatto dello scioglimento glaciale anticipato sui livelli estivi e le concrete minacce economiche e sanitarie che ne derivano. L’obiettivo è fornire a chi vive e lavora sui laghi una comprensione più profonda dei rischi, non per diffondere il panico, ma per stimolare una consapevolezza che è il primo, indispensabile passo verso strategie di mitigazione e adattamento efficaci.
In questo approfondimento, esploreremo le cause e gli effetti di questa trasformazione. Affronteremo le domande cruciali che si pongono residenti e operatori, basandoci su dati scientifici e analisi di esperti per tracciare un quadro completo della situazione.
Sommario: Le conseguenze della febbre dei laghi italiani
- Perché la mancanza di rimescolamento invernale uccide i pesci sul fondo in estate?
- Come lo scioglimento anticipato dei ghiacciai altera il livello del lago a luglio?
- Laghi troppo caldi o alghe: quale fattore allontanerà i turisti tedeschi nei prossimi 5 anni?
- L’errore di sottovalutare le “trombe d’aria” lacustri sempre più frequenti e violente
- Problemi di riproduzione: quali specie autoctone spariranno se l’acqua sale di 2 gradi?
- Perché le alghe invadono i laghetti urbani proprio ad agosto?
- Perché l’acqua a 30°C non riesce a trattenere l’ossigeno necessario per le trote?
- Come prevenire la morte dei pesci nel tuo laghetto o riserva quando fa troppo caldo?
Perché la mancanza di rimescolamento invernale uccide i pesci sul fondo in estate?
Per un lago profondo, l’inverno è sempre stato il momento di un respiro vitale. Quando l’acqua superficiale (epilimnio) si raffredda fino a circa 4°C, diventa più densa e sprofonda, spingendo verso l’alto l’acqua più profonda (ipolimnio), povera di ossigeno ma ricca di nutrienti. Questo processo, chiamato rimescolamento verticale o inversione termica, è l’unico modo con cui l’ossigeno atmosferico può raggiungere i fondali. Oggi, con inverni sempre più miti, le acque superficiali dei grandi laghi come il Garda e il Como non raggiungono più la densità necessaria per innescare questo meccanismo. Il lago rimane “stratificato” tutto l’anno, in uno stato di paralisi termica. L’ipolimnio diventa una trappola mortale: una zona permanentemente isolata, dove la decomposizione della materia organica consuma il poco ossigeno rimasto senza che nuovo ossigeno possa arrivare dalla superficie.
L’impatto è drammatico. D’estate, quando le acque superficiali diventano troppo calde, molte specie di pesci, come i coregoni e i salmerini, migrano in profondità in cerca di refrigerio. Ma invece di trovare un rifugio, trovano un ambiente anossico, privo di ossigeno. Incapaci di risalire per il caldo e impossibilitati a respirare in profondità, muoiono per asfissia. Non è un’ipotesi futura: è un fenomeno già in atto, una strage silenziosa che avviene lontano dagli occhi, sul fondo dei nostri laghi. I dati del CNR indicano che la temperatura delle acque superficiali del Lago Maggiore è aumentata di circa 0,30°C per decennio dagli anni ’80, un ritmo insostenibile che accelera la stratificazione.
Questa dinamica è perfettamente illustrata dalla stratificazione termica e dai suoi effetti sull’ossigenazione. L’immagine seguente visualizza come il lago si divida in strati distinti, con la vita che lotta per sopravvivere nelle zone intermedie, mentre il fondo diventa un deserto biologico.

Come evidenziato, l’epilimnio superficiale è caldo e ricco di ossigeno, mentre l’ipolimnio profondo è freddo ma anossico. Il termoclino, lo strato intermedio, agisce come una barriera invalicabile, sigillando il destino delle specie che vivono sul fondo. Il carpione del Garda (Salmo carpio), specie endemica che si riproduce proprio in acque profonde e fredde, è oggi a rischio critico proprio a causa di questa asfissia dei fondali.
Come lo scioglimento anticipato dei ghiacciai altera il livello del lago a luglio?
Il riscaldamento globale non sta solo “scaldando” i laghi, sta riscrivendo completamente il loro ciclo idrologico. I ghiacciai alpini, storicamente considerati le “riserve d’acqua” estive per i grandi laghi, stanno vivendo una trasformazione radicale. Con inverni meno nevosi e primavere più calde, il processo di fusione che un tempo raggiungeva il suo picco a luglio e agosto, ora si concentra tra aprile e giugno. Questo crea uno “shock idrologico”: un’abbondanza anomala di acqua in primavera, che spesso costringe a rilasciare ingenti volumi a valle per evitare esondazioni, seguita da un deficit drammatico in piena estate, proprio quando la domanda idrica per l’agricoltura e il turismo è massima.
Questo disaccoppiamento tra l’offerta (fusione glaciale) e la domanda (necessità estive) ha conseguenze dirette e allarmanti. Nel 2022, un anno emblematico di questa nuova normalità, i grandi laghi del nord Italia hanno mostrato livelli di riempimento criticamente bassi: Garda, Maggiore e Como erano sotto il 40% della loro capacità in piena stagione turistica. Livelli così bassi, combinati con temperature elevate, non solo creano problemi di navigabilità e approvvigionamento, ma concentrano gli inquinanti e favoriscono la proliferazione di alghe, peggiorando ulteriormente la qualità dell’acqua. Il lago si “restringe” proprio quando il suo ecosistema è più vulnerabile.
Questa alterazione dell’habitat costringe la fauna a un adattamento forzato e spesso impossibile. Come sottolinea uno studio del Leibniz Institute, le specie lacustri sono costrette a una scelta drammatica: spostarsi in profondità per trovare temperature accettabili, rischiando però l’asfissia, o modificare i loro cicli vitali. A questo proposito, le parole di Benjamin Kraemer del Leibniz Institute of Freshwater Ecology, in uno studio pubblicato su Nature Climate Change, sono inequivocabili:
Le specie dovranno cambiare la loro profondità o stagionalità per soddisfare le loro esigenze termiche quando i laghi si riscaldano
– Benjamin Kraemer, Leibniz Institute of Freshwater Ecology – Studio pubblicato su Nature Climate Change
Questo cambiamento forzato, tuttavia, non è privo di rischi. Modificare la stagionalità della riproduzione o la profondità di stazionamento può portare a un disallineamento con la disponibilità di cibo o esporre uova e avannotti a nuovi predatori, minando la sopravvivenza a lungo termine di intere popolazioni.
Laghi troppo caldi o alghe: quale fattore allontanerà i turisti tedeschi nei prossimi 5 anni?
Per l’industria turistica, che rappresenta una colonna portante dell’economia lacustre, la domanda non è più “se” ci sarà un impatto, ma “quale” impatto sarà più dannoso. Se da un lato l’idea di un’acqua “caraibica” a 26°C può sembrare attraente, la realtà è ben diversa. Un’acqua eccessivamente calda scoraggia le attività diurne e, soprattutto, è il catalizzatore perfetto per il vero spauracchio del turismo balneare: le fioriture algali e di cianobatteri. Questi microrganismi prosperano in acque calde, stagnanti e ricche di nutrienti (fosforo e azoto, spesso di origine agricola o civile), le stesse condizioni che la crisi climatica sta esacerbando.
Mentre un’acqua tiepida può causare un disagio moderato, la presenza di alghe ha un impatto percettivo e concreto molto più violento. Macchie verdastre, cattivi odori e la possibile presenza di cianobatteri tossici possono portare a divieti di balneazione, allarmi sanitari e un danno d’immagine catastrofico. Per il turista tedesco, svizzero o olandese, che sceglie il lago italiano per la qualità ambientale percepita, l’impatto visivo e olfattivo di una fioritura algale è un deterrente molto più potente di qualche grado in più. Il problema è globale, con osservazioni satellitari che indicano una perdita d’acqua annuale di 22 gigatonnellate nei laghi del mondo negli ultimi 28 anni, concentrando ulteriormente i problemi.
Il seguente tavolo, basato sulle analisi di rischio di Goletta dei Laghi, mette a confronto i due fattori, evidenziando come la minaccia delle alghe sia di gran lunga più grave e difficile da gestire per gli operatori turistici.
| Fattore | Impatto Percettivo | Conseguenze Concrete | Reversibilità |
|---|---|---|---|
| Acqua troppo calda (>25°C) | Disagio moderato | Riduzione attività balneari | Stagionale |
| Fioriture algali | Deterrente forte | Divieti balneazione, cattivi odori | Settimane/mesi |
| Cianobatteri tossici | Allarme sanitario | Chiusura spiagge, rischi salute | Imprevedibile |
Come mostra l’analisi, presentata da Goletta dei Laghi in un recente evento, sebbene l’acqua calda sia la causa scatenante, sono le sue conseguenze biologiche a rappresentare il rischio economico più elevato. Una stagione compromessa da un divieto di balneazione per cianobatteri può avere ripercussioni che durano anni, danneggiando la reputazione di una località in modo quasi irreversibile.
L’errore di sottovalutare le “trombe d’aria” lacustri sempre più frequenti e violente
L’aumento della temperatura superficiale dei laghi non ha solo conseguenze biologiche, ma agisce anche come un potente “carburante” per eventi meteorologici estremi e localizzati. Acque più calde significano maggiore evaporazione e un trasferimento di energia e umidità più intenso verso l’atmosfera sovrastante. Questo surplus energetico, quando incontra aria più fredda in quota, aumenta drasticamente l’instabilità atmosferica, creando le condizioni ideali per la formazione di temporali violenti, grandinate di grossa taglia e le temute “trombe d’aria” o trombe marine, che sull’acqua prendono il nome di trombe lacustri.
Sottovalutare questo nesso è un errore pericoloso. Ciò che prima era un fenomeno raro, sta diventando una caratteristica sempre più comune del clima lacustre estivo, con un’intensità e una frequenza crescenti. Queste manifestazioni non sono solo uno spettacolo impressionante, ma rappresentano un rischio concreto per la navigazione, le infrastrutture costiere e la sicurezza delle persone. L’energia accumulata da un lago con temperature superficiali di 25-26°C è immensa e può scatenare fenomeni di una violenza inaudita e difficilmente prevedibile su piccola scala. Il Lago Trasimeno, un bacino meno profondo e quindi più reattivo, funge da laboratorio a cielo aperto per questi fenomeni, con i rilevamenti di Goletta dei Laghi 2024 che mostrano oscillazioni di temperatura da 13,9°C a 25°C, un range enorme che alimenta l’instabilità.
La fragilità di questi ecosistemi è un campanello d’allarme per tutti i bacini italiani. Andrea Minutolo, responsabile scientifico nazionale di Legambiente, lo ha sottolineato con forza:
Il Trasimeno dove ci troviamo oggi è una cartina tornasole di quello che sta accadendo ai laghi italiani: un ecosistema strutturalmente fragile che subisce gli impatti combinati del riscaldamento globale e delle pressioni antropiche
– Andrea Minutolo, Responsabile scientifico nazionale di Legambiente
Le sue parole evidenziano come la crisi climatica agisca da moltiplicatore di rischi, amplificando le vulnerabilità preesistenti. L’aumento degli eventi estremi non è un problema collaterale, ma una conseguenza diretta e inevitabile della “febbre” dei nostri laghi, un rischio che operatori turistici e residenti devono iniziare a integrare seriamente nella loro pianificazione.
Problemi di riproduzione: quali specie autoctone spariranno se l’acqua sale di 2 gradi?
L’aumento della temperatura e la conseguente anossia dei fondali non si limitano a uccidere gli individui adulti, ma colpiscono il cuore stesso della sopravvivenza di una specie: la riproduzione. Molti pesci pregiati dei laghi prealpini, come il carpione, il salmerino alpino e diverse specie di coregone, sono “stenotermi freddi”, ovvero organismi che necessitano di acque fredde e ben ossigenate per completare il loro ciclo vitale. La deposizione delle uova, in particolare, avviene spesso in inverno e in acque profonde, dove le uova possono svilupparsi al riparo dai predatori e a temperature stabili e basse.
La paralisi termica invernale distrugge queste condizioni ideali. Le aree di frega (riproduzione) sui fondali diventano trappole mortali, prive dell’ossigeno necessario per la sopravvivenza delle uova. Uno studio epocale pubblicato su Nature, basato sull’analisi di quasi 400 laghi in tutto il mondo, ha quantificato il disastro: dal 1980, i laghi hanno perso in media il 5,5% di ossigeno disciolto in superficie e un drammatico 18,6% nelle acque profonde. Questa deossigenazione dell’ipolimnio equivale a una sterilizzazione delle aree riproduttive più importanti per le specie più vulnerabili.
Un aumento di soli 2°C della temperatura media annuale dell’acqua potrebbe essere il punto di non ritorno. Specie come il carpione del Garda, già in bilico, potrebbero non trovare più le condizioni minime per riprodursi con successo, avviandosi verso l’estinzione locale. Altre, come l’agone, che si riproduce su fondali ghiaiosi a medie profondità, potrebbero subire tassi di mortalità delle uova sempre più elevati. L’immagine che segue ritrae un carpione nel suo habitat profondo, un ambiente oggi sempre più ostile e privo di ossigeno.

La scomparsa di queste specie non rappresenta solo una perdita di biodiversità, ma anche un danno culturale ed economico. La pesca tradizionale e la gastronomia locale, strettamente legate a queste specie autoctone, sono anch’esse a rischio, minacciando un intero patrimonio che lega l’uomo al suo lago.
Perché le alghe invadono i laghetti urbani proprio ad agosto?
Se i grandi laghi soffrono, i bacini più piccoli e meno profondi, come i laghetti ornamentali nei parchi urbani o le riserve di pesca sportiva, sono ancora più vulnerabili e reagiscono più in fretta. Agosto è il mese critico per una ragione precisa: è il culmine di una “tempesta perfetta” di fattori. In questo periodo, l’acqua raggiunge le temperature massime, riducendo drasticamente la sua capacità di trattenere ossigeno. Allo stesso tempo, la radiazione solare è intensa e prolungata, fornendo l’energia necessaria per la fotosintesi. Infine, mesi di accumulo di materia organica (foglie, deiezioni di uccelli, resti di cibo) hanno arricchito l’acqua di fosforo e azoto, i “fertilizzanti” preferiti dalle alghe.
In queste condizioni, le alghe unicellulari e i cianobatteri trovano un ambiente ideale per una crescita esplosiva, le cosiddette “fioriture algali” (o ‘bloom’). In pochi giorni, l’acqua può trasformarsi da limpida a una zuppa verde e torbida. Questo fenomeno non è solo antiestetico: durante la notte, quando la fotosintesi si arresta, la massa algale consuma enormi quantità di ossigeno per la respirazione, portando i livelli di ossigeno disciolto vicini allo zero e causando morie di pesci. Il problema è aggravato dal fatto che, a livello globale, oltre il 50% dei grandi laghi e bacini artificiali si sta riducendo, concentrando ulteriormente i nutrienti e peggiorando il fenomeno.
Prevenire è più efficace che curare. Per i gestori di parchi, riserve di pesca o semplici proprietari di laghetti, esistono interventi mirati per rompere questo circolo vizioso e mantenere l’equilibrio dell’ecosistema, anche durante i mesi più caldi.
Piano d’azione: audit per la prevenzione delle alghe nel laghetto
- Monitoraggio punti critici: Identificare tutti i punti di ingresso di nutrienti (scarichi, ruscelli, zone di deflusso di prati concimati).
- Controllo della biomassa: Inventariare e pianificare la rimozione regolare di foglie cadute, erba tagliata e detriti organici dal fondo.
- Valutazione dell’ossigenazione: Misurare i livelli di ossigeno all’alba e al tramonto per verificare l’escursione giornaliera e valutare l’installazione di sistemi di aerazione.
- Analisi dei nutrienti: Eseguire test mensili dell’acqua per monitorare i livelli di fosfati e nitrati e identificare la causa primaria delle fioriture.
- Piano di fitodepurazione: Introdurre piante acquatiche ossigenanti (es. Ceratophyllum, Elodea) in aree strategiche per competere con le alghe per i nutrienti.
Perché l’acqua a 30°C non riesce a trattenere l’ossigeno necessario per le trote?
La relazione tra temperatura dell’acqua e ossigeno disciolto è governata da una legge fisica ineluttabile, la Legge di Henry: più l’acqua è calda, meno gas (incluso l’ossigeno) riesce a trattenere in soluzione. Per un pesce a sangue freddo come la trota, la cui temperatura corporea dipende da quella dell’ambiente, questo crea un paradosso metabolico letale. Quando la temperatura dell’acqua sale, il suo metabolismo accelera e la sua richiesta di ossigeno aumenta esponenzialmente. Proprio nel momento in cui ha più bisogno di “respirare”, l’acqua ne contiene di meno. È una forbice mortale che si stringe fino a un punto di rottura.
Per pesci esigenti come le trote o i salmerini (salmonidi), la soglia critica di ossigeno disciolto si attesta intorno ai 6-7 mg/L. Sotto questo livello, entrano in uno stato di stress acuto. Temperature dell’acqua che superano stabilmente i 25°C sono quasi sempre associate a livelli di ossigeno inferiori a questa soglia. Un’acqua a 30°C, una temperatura ormai non più fantascientifica in alcuni bacini poco profondi in estate, può contenere a malapena 7,5 mg/L di ossigeno in condizioni di saturazione ideali, un valore già al limite. In un ecosistema reale, con la respirazione notturna di piante e alghe, questo valore crolla facilmente sotto i 4-5 mg/L, livelli letali per i salmonidi. L’estate del 2015 ha già mostrato un’anteprima di questo futuro, con temperature record nel Garda che hanno raggiunto i 25-26°C in superficie, mettendo sotto stress l’intero ecosistema.
Studio di caso: il Garda nell’archivio mondiale delle temperature (GLTC)
La gravità della situazione ha spinto la Fondazione Edmund Mach a inserire i dati storici sulla temperatura del Lago di Garda nel Global Lake Temperature Collaboration (GLTC), un database scientifico che raccoglie e standardizza i dati di 291 laghi in tutto il mondo. Come riporta un comunicato della Fondazione, questo permette di contestualizzare le tendenze del Garda su scala globale e di confrontarle con quelle di altri grandi laghi italiani (Iseo, Como, Maggiore, Trasimeno) attraverso il progetto FIRST-WarmLakes. L’obiettivo è creare modelli previsionali più accurati per capire come evolverà la “febbre” dei laghi e quali saranno i punti di rottura per i loro ecosistemi.
La fisica, quindi, non lascia scampo: l’acqua calda è intrinsecamente ostile alla vita acquatica complessa. L’unica speranza per le specie più sensibili è la presenza di “rifugi termici” in profondità, ma come abbiamo visto, questi rifugi si stanno trasformando in camere a gas anossiche.
Punti chiave da ricordare
- La vera minaccia non è il caldo estivo, ma la mancanza di freddo invernale che blocca il rimescolamento delle acque e l’ossigenazione dei fondali.
- Lo scioglimento anticipato dei ghiacciai crea un pericoloso squilibrio: troppa acqua in primavera e troppo poca in estate, quando serve di più.
- Le fioriture di alghe e cianobatteri, conseguenza diretta del caldo, sono un deterrente turistico molto più potente dell’acqua tiepida, con rischi sanitari ed economici enormi.
Come prevenire la morte dei pesci nel tuo laghetto o riserva quando fa troppo caldo?
Per i gestori di piccoli bacini, come laghetti di pesca sportiva o stagni ornamentali, assistere a una moria di pesci durante un’ondata di caldo è un’esperienza drammatica ma, in molti casi, prevenibile. Agire in anticipo è fondamentale, poiché una volta che i pesci mostrano segni di sofferenza (boccheggiare in superficie), spesso è troppo tardi. La strategia si basa su un unico obiettivo: aumentare la concentrazione di ossigeno disciolto per compensare la perdita causata dalla temperatura elevata. Esistono diverse tecniche, con differenti livelli di efficacia e costo, che possono essere implementate.
La soluzione più immediata ed efficace è l’aerazione meccanica. Sistemi come gli aeratori a pale (che sbattono l’acqua in superficie) o i diffusori di fondo (che rilasciano bolle d’aria dal basso) forzano lo scambio gassoso tra acqua e atmosfera, aumentando i livelli di ossigeno. Un’altra opzione è la creazione di movimento attraverso fontane o cascate, che sebbene meno efficienti, contribuiscono a rompere la stratificazione superficiale. Parallelamente, è cruciale ridurre il “consumo” di ossigeno: limitare o sospendere l’alimentazione dei pesci durante i giorni più caldi riduce il loro metabolismo e la produzione di scarti organici, la cui decomposizione consuma ossigeno.
Per una scelta informata, è utile confrontare i principali sistemi di ossigenazione disponibili. Il seguente tavolo riassume i pro e i contro delle soluzioni più comuni, permettendo di scegliere quella più adatta alle proprie esigenze e al proprio budget.
| Sistema | Efficacia | Costo | Manutenzione |
|---|---|---|---|
| Aeratore a pale | Alta | Medio-alto | Mensile |
| Diffusore di fondo | Media | Basso | Trimestrale |
| Fontana ornamentale | Bassa | Medio | Settimanale |
| Piante ossigenanti | Media | Molto basso | Stagionale |
Infine, l’uso di piante ossigenanti come Elodea densa o Ceratophyllum demersum offre una soluzione a lungo termine e a basso costo, contribuendo a mantenere alti i livelli di ossigeno durante il giorno. La combinazione di più strategie (es. aerazione meccanica e fitodepurazione) rappresenta l’approccio più resiliente per proteggere la vita acquatica dalle sempre più frequenti e intense ondate di calore estive.
La crisi dei nostri laghi è complessa e sistemica, ma non siamo impotenti. Comprendere i meccanismi che la governano è il presupposto per esigere e implementare soluzioni mirate: dal ripristino di fasce ripariali che ombreggiano l’acqua alla riduzione dei carichi di nutrienti provenienti da agricoltura e scarichi civili. Per mettere in pratica questi concetti, il passo successivo consiste nel promuovere un monitoraggio costante e condiviso della salute dei nostri bacini.
Domande frequenti sull’impatto del riscaldamento sui laghi
A che temperatura l’ossigeno diventa insufficiente per i pesci?
Generalmente, quando l’acqua supera i 25°C, i livelli di ossigeno disciolto scendono sotto la soglia critica di 6-7 mg/L. A questo punto, pesci esigenti come i salmonidi (trote, salmerini) entrano in una grave crisi metabolica per stress da ipossia.
Quanto ossigeno aggiunge un aeratore?
L’efficacia dipende dal tipo e dalla dimensione del sistema e del bacino. Come ordine di grandezza, un aeratore a pale di medie dimensioni può aumentare la concentrazione di ossigeno disciolto di 2-3 mg/L nell’arco di 24 ore in un laghetto di circa 1000-2000 metri quadrati.
Il perossido di idrogeno è sicuro per i pesci?
Il perossido di idrogeno (acqua ossigenata) può essere usato come trattamento d’emergenza per ossigenare rapidamente l’acqua, ma è una soluzione rischiosa. Deve essere utilizzato solo da personale esperto e con dosaggi molto precisi (generalmente non superiori a 10-15 ppm), poiché un sovradosaggio può causare gravi danni alle branchie dei pesci, portando alla loro morte.