Pubblicato il Maggio 16, 2024

La soluzione alla dermatite da piscina non è evitare il cloro, ma immergersi in un’acqua “viva” che rispetta e protegge attivamente la pelle.

  • A differenza dell’acqua sterile, un ecosistema acquatico bilanciato elimina i batteri patogeni senza aggredire la barriera cutanea.
  • Le piante acquatiche non solo filtrano, ma rilasciano sostanze benefiche, trasformando il bagno in un trattamento di benessere.

Raccomandazione: Valutare un sistema di biopiscina basato su un corretto dimensionamento biologico è il passo decisivo per chi ha una pelle sensibile o atopica.

La pelle che tira, gli occhi che bruciano, quell’inconfondibile odore di chimico che persiste anche dopo la doccia. Per chi soffre di dermatite, pelle sensibile, o per i genitori di bambini con cute atopica, un tuffo in una piscina tradizionale può trasformarsi da momento di gioia a causa di prurito e irritazione. Le soluzioni comuni, come l’applicazione di creme barriera o docce immediate, sono spesso solo palliativi che non risolvono il problema alla radice: l’aggressione chimica del cloro e dei suoi sottoprodotti sulla nostra pelle.

Da anni si parla di alternative “naturali”, ma spesso con una comprensione superficiale del loro funzionamento. E se il problema non fosse solo la presenza del cloro, ma l’idea stessa di un’acqua resa sterile e “morta”? Se la vera soluzione risiedesse, al contrario, in un ecosistema acquatico biologicamente attivo, un’acqua “viva” che collabora attivamente con la nostra pelle invece di combatterla? Questa non è un’utopia, ma il principio scientifico alla base delle biopiscine a fitodepurazione.

Questo articolo esplora i meccanismi dermatologici e biologici che rendono l’acqua fitodepurata non solo un’alternativa sicura, ma una vera e propria alleata per la salute della pelle. Analizzeremo come un ecosistema ben progettato superi l’efficacia della disinfezione chimica, trasformeremo l’esperienza del bagno e scopriremo come gestire questo piccolo paradiso acquatico senza ricorrere a prodotti aggressivi, con un occhio di riguardo al contesto e alle normative italiane.

Per comprendere appieno come una biopiscina possa diventare la vostra oasi personale di benessere, abbiamo strutturato questa guida per accompagnarvi passo dopo passo, dalla scienza che si cela dietro l’acqua limpida fino ai consigli pratici per trasformarla in una vera SPA domestica.

Batteri buoni vs Sterilità chimica: perché l’acqua “viva” è sicura per la pelle?

L’idea che un’acqua per essere sicura debba essere sterile è il primo mito da sfatare. Le piscine tradizionali utilizzano il cloro per creare un ambiente “morto”, uccidendo indiscriminatamente ogni forma di vita microbica. Questo approccio, però, non distingue tra batteri nocivi e microrganismi innocui o addirittura benefici. Per la nostra pelle, che ospita un delicato microbioma protettivo, un’acqua sterile è un ambiente alieno e aggressivo che ne depaupera la barriera cutanea, causando secchezza e irritazioni.

Una biopiscina, al contrario, si basa sul concetto di equilibrio microbiologico. È un’acqua “viva”, dove una comunità di batteri “buoni” compete con i patogeni, neutralizzandoli in modo naturale. Questo processo, noto come antagonismo batterico, è incredibilmente efficace. Infatti, secondo i dati emersi da uno studio che ha dimostrato l’eliminazione del 90% dei batteri patogeni in sole 4-5 ore, la capacità di autodepurazione di un sistema biologico ben progettato è rapidissima e costante. In questo ambiente, la pelle non viene aggredita, ma si immerge in un ecosistema che rispetta la sua fisiologia.

Dal punto di vista normativo, è importante fare una distinzione. Mentre in Italia l’Accordo Stato-Regioni del 2003 impone l’uso di disinfettanti chimici per le piscine pubbliche, questo non si applica alle biopiscine private. Per specchi d’acqua di almeno 30-40 metri quadrati, la legge consente la creazione di questi sistemi basati su principi biologici, rendendoli un’alternativa perfettamente legale e sicura per chi cerca una soluzione rispettosa della propria salute e dell’ambiente.

Perché le piante giuste puliscono l’acqua meglio del cloro (se il sistema è ben progettato)?

Se i batteri sono gli operai invisibili della biopiscina, le piante acquatiche sono i manager intelligenti del sistema di depurazione. Il loro ruolo va ben oltre l’estetica: eseguono un processo di pulizia chiamato fitodepurazione, che è per molti versi superiore al trattamento chimico con il cloro. Mentre il cloro è un disinfettante non selettivo che crea sottoprodotti potenzialmente irritanti (le clorammine, responsabili del tipico odore di piscina), le piante agiscono in modo mirato e senza effetti collaterali.

Le piante acquatiche, attraverso le loro radici, assorbono i nutrienti in eccesso presenti nell’acqua, come azoto e fosforo, che altrimenti alimenterebbero la crescita di alghe indesiderate. In pratica, “affamano” le alghe, mantenendo l’acqua limpida. Inoltre, come sottolinea la Dott.ssa Michela Barbagli, laureata in Scienze Naturali presso l’Università di Siena:

Le piante utilizzate che nel caso delle biopiscine sono soprattutto Iris pseudacorus, producono inoltre sostanze antibiotiche in grado di contenere i batteri nocivi

– Dott.ssa Michela Barbagli, Scienze Naturali, Università di Siena

Questo doppio meccanismo – rimozione dei nutrienti e azione antibiotica naturale – crea un ambiente ostile ai patogeni ma perfettamente salubre per i bagnanti. Il confronto con il cloro è netto, come illustra questa tabella basata sulle performance dei due sistemi.

L’efficacia di questo sistema biologico rispetto al trattamento chimico è evidente se si analizzano i meccanismi e i risultati, come evidenziato in diverse guide alla progettazione di biopiscine.

Efficacia depurativa: Piante vs Cloro
Aspetto Fitodepurazione Cloro
Eliminazione nutrienti Rimuove azoto e fosforo selettivamente Non rimuove nutrienti
Formazione sottoprodotti Zero sottoprodotti tossici Forma DBPs irritanti
Durata efficacia 24/7 con sistema biologico attivo Richiede dosaggio costante
Costo annuale Minimo (solo energia pompe) Alto (prodotti chimici + energia)

Come mantenere l’acqua limpida nel tuo laghetto senza filtri costosi sfruttando il ciclo dell’azoto?

La limpidezza dell’acqua in una biopiscina non dipende da costosi filtri meccanici o da prodotti chimici, ma dalla corretta gestione di un processo biochimico naturale: il ciclo dell’azoto. Capire questo ciclo significa capire il cuore del sistema di autodepurazione. Tutto inizia con le sostanze organiche introdotte dai bagnanti (sudore, pelle, creme solari biodegradabili) che si decompongono in ammoniaca.

Qui entrano in gioco due tipi di batteri specializzati che vivono sulle radici delle piante e sui materiali inerti (ghiaia, lapillo vulcanico) della zona di rigenerazione:

  • I batteri Nitrosomonas convertono l’ammoniaca, tossica, in nitriti.
  • Successivamente, i batteri Nitrobacter trasformano i nitriti, anch’essi dannosi, in nitrati.

I nitrati sono il prodotto finale di questo processo e, a differenza dei loro precursori, non sono tossici per l’uomo ma sono un potente fertilizzante per le piante. Le piante acquatiche della zona di fitodepurazione assorbono i nitrati come nutriente primario, chiudendo il ciclo. In questo modo, l’azoto viene continuamente rimosso dal sistema, impedendo la proliferazione di alghe e mantenendo l’acqua cristallina. L’intero sistema si autoregola. Per garantire che questo ciclo funzioni efficacemente, il dimensionamento della zona di rigenerazione è cruciale. In base a studi specifici per il clima del nostro paese, in Italia la zona di rigenerazione deve essere almeno il 50-100% della superficie di balneazione, per assicurare una biomassa vegetale e batterica sufficiente a processare il carico organico.

Questo equilibrio biologico è la chiave di tutto. Rileggere i passaggi del ciclo dell'azoto aiuta a comprendere la stabilità del sistema.

Acqua dolce e profumo di piante: come cambia l’esperienza del bagno rispetto alla piscina blu?

Superata la scienza, entriamo nel campo delle sensazioni. L’esperienza di un bagno in una biopiscina è radicalmente diversa da quella in una piscina tradizionale. La prima sensazione è sulla pelle: l’acqua è dolce e vellutata, priva di qualsiasi aggressività. Non c’è il rischio di occhi rossi o di capelli secchi e sfibrati. Per chi ha la pelle sensibile, è la fine della sensazione di “pelle che tira” dopo il bagno. È un’immersione che nutre, non che spoglia.

Poi c’è l’aspetto olfattivo, che trasforma un semplice bagno in una sessione di aromaterapia naturale. Invece dell’odore acre del cloro, si è avvolti da profumi delicati emanati dalla vegetazione circostante. A seconda delle scelte botaniche, si possono avere note fresche e mentolate o fragranze floreali. Questo è particolarmente vero quando si scelgono piante mediterranee adatte al clima italiano:

  • Menta acquatica: Rilascia un profumo fresco e rinvigorente, specialmente se sfiorata.
  • Iris pseudacorus: Oltre alla sua potente azione depurativa, regala una fioritura gialla profumata tra maggio e luglio.
  • Lythrum salicaria: I suoi fiori viola attirano farfalle e api, creando un ambiente vivo e dinamico.
  • Typha latifolia: Il suo fruscio al vento aggiunge una colonna sonora naturale e rilassante all’esperienza.

L’intera esperienza diventa un’immersione totale nella natura. Il suono dell’acqua che scorre tra le rocce, il ronzio degli insetti impollinatori, la vista dei fiori che sbocciano sull’acqua: tutto contribuisce a creare un’oasi di pace e benessere, una vera e propria talassoterapia d’acqua dolce nel proprio giardino.

Primo piano di piante acquatiche mediterranee con iris e ninfee in una biopiscina

Teli scuri o zone di bassa profondità: come avere l’acqua a 28°C senza riscaldatore?

Uno dei vantaggi meno noti ma più apprezzati di una biopiscina è la sua capacità di raggiungere temperature confortevoli in modo naturale, senza l’uso di costosi riscaldatori elettrici o a gas. Questo è possibile grazie a semplici ma efficaci principi di riscaldamento solare passivo, che sfruttano il design stesso della piscina. La chiave è massimizzare l’assorbimento dell’energia solare.

La prima strategia riguarda il colore del telo impermeabilizzante. A differenza del classico azzurro delle piscine tradizionali, che riflette la luce solare, i teli usati nelle biopiscine sono tipicamente di colore verde scuro o nero. Questi colori scuri assorbono una quantità molto maggiore di radiazione solare, trasferendo il calore direttamente all’acqua. Una seconda tecnica, complementare alla prima, consiste nel creare ampie zone di bassa profondità (10-30 cm), specialmente nell’area di rigenerazione. In queste zone, l’acqua si riscalda molto più velocemente durante il giorno e, grazie alla circolazione costante, distribuisce gradualmente il calore a tutta la vasca, portando l’intera massa d’acqua a temperature ideali per il bagno, spesso tra i 26°C e i 30°C in piena estate.

L’efficacia di queste soluzioni può essere ulteriormente potenziata utilizzando materiali locali, adattando il progetto alla latitudine specifica in Italia. Questo approccio non solo è ecologico ma anche economicamente vantaggioso.

Zone di bassa profondità con rocce scure per riscaldamento naturale in una biopiscina

L’adattamento al contesto locale è fondamentale, come dimostra questa analisi sulle soluzioni di riscaldamento passivo per il nostro paese.

Soluzioni passive di riscaldamento per latitudine italiana
Zona d’Italia Soluzione consigliata Temperatura raggiungibile
Nord Italia Telo nero + zone basse con ciottoli scuri 26-28°C in estate
Centro Italia Telo verde scuro + rocce locali (travertino) 27-29°C in estate
Sud Italia Telo verde + zona rigenerazione con pietra lavica 28-30°C in estate

L’errore di volere pareti sterili: come gestire il biofilm scivoloso senza chimica?

Chi è abituato alle piscine tradizionali potrebbe essere preoccupato dalla formazione di una sottile patina leggermente scivolosa sulle pareti e sul fondo della biopiscina. Questo strato è il biofilm, e l’errore più grande è considerarlo sporcizia da eliminare a tutti i costi. Il biofilm non è un segno di incuria, ma la prova che l’ecosistema è sano e attivo. È una matrice complessa composta dai batteri benefici che abbiamo descritto, insieme ad alghe microscopiche e altri microrganismi che lavorano incessantemente per purificare l’acqua.

Voler eliminare completamente il biofilm con spazzole dure o, peggio, con prodotti chimici, sarebbe come distruggere il motore del sistema di filtrazione. È una parte integrante e fondamentale dell’equilibrio biologico. Detto questo, è normale voler gestire la sua crescita per motivi estetici e di sicurezza, specialmente sui gradini. La manutenzione è molto più semplice di quanto si pensi e non richiede alcun prodotto chimico. Come spiega Vera Luciani, progettista di biolaghi:

Per la manutenzione gli interventi consistono nella verifica del funzionamento del sistema di circolazione dell’acqua e dei livelli di pH, pulizia degli skimmer ed eventuali giochi d’acqua. Per la pulizia del fondo e delle pareti è possibile utilizzare gli stessi robot impiegati per le piscine classiche.

– Vera Luciani, Progettista di biolaghi

L’uso di robot pulitori con spazzole morbide o di aspiratori manuali è sufficiente per controllare lo spessore del biofilm senza danneggiarlo. Una pulizia del fondo una o due volte l’anno è generalmente adeguata per mantenere un aspetto gradevole senza compromettere la salute dell’ecosistema. Si tratta di gestire, non di sterilizzare.

L’errore di usare troppo detersivo che inquina di più e lava peggio i tessuti

Nel nostro approccio alla pulizia, siamo spesso condizionati dall’idea che “più è meglio”. Come nel bucato un eccesso di detersivo non significa maggior pulizia ma solo più inquinamento e tessuti rovinati, così nelle piscine l’ossessione per la sterilità chimica è un errore controproducente. La filosofia “Less is More” (“meno è più”) è il principio guida della biopiscina, e si traduce in benefici tangibili non solo per la pelle, ma anche per il portafoglio e l’ambiente.

L’assenza totale di prodotti chimici (cloro, antialghe, flocculanti) elimina una voce di spesa annuale costante e significativa. Ma il risparmio non si ferma qui. I sistemi di pompaggio di una biopiscina sono progettati per far circolare l’acqua lentamente e costantemente, 24 ore su 24, per mantenere l’ecosistema attivo. Questo tipo di pompe a basso consumo è molto più efficiente delle potenti pompe delle piscine tradizionali, che funzionano per poche ore al giorno ad alta potenza. Il risultato è che i sistemi di filtraggio biologico riducono fino a 10 volte l’energia elettrica consumata.

Questo concetto è confermato da esperti del settore. In un’analisi dei costi a lungo termine, Marcello Bianchin di Oase Italia spiega: “Sebbene l’installazione iniziale di una biopiscina possa essere leggermente più costosa rispetto ad una vasca tradizionale, nel lungo periodo comporta risparmi significativi. L’eliminazione dei costi legati all’acquisto e alla gestione dei prodotti chimici, il minor costo elettrico d’esercizio, il consumo ridotto d’acqua compensano decisamente il costo iniziale aggiuntivo”. Scegliere una biopiscina non è solo una scelta di salute, ma un investimento intelligente che si ripaga nel tempo.

Da ricordare

  • L’acqua di una biopiscina è un ecosistema “vivo” che protegge la barriera cutanea, a differenza dell’acqua sterile e aggressiva delle piscine a cloro.
  • La fitodepurazione, basata su piante e batteri benefici, è un sistema scientificamente provato che elimina i patogeni senza creare sottoprodotti chimici irritanti.
  • La manutenzione si basa sulla gestione dell’equilibrio biologico (come il biofilm) e non sull’eliminazione, risultando più semplice ed economica nel lungo periodo.

Quando la biopiscina diventa una SPA domestica: integrazione con sali e massaggi

Una biopiscina non è solo un luogo dove nuotare, ma uno spazio di benessere che può essere facilmente trasformato in una vera e propria SPA domestica. La natura stessa dell’acqua, dolce e priva di chimica, la rende la base perfetta per integrare trattamenti che sarebbero impensabili in una piscina a cloro. L’assenza di cloro permette, ad esempio, l’uso di sali di Epsom (solfato di magnesio), noti per le loro proprietà rilassanti sui muscoli e benefiche per la pelle, senza danneggiare l’equilibrio delle piante.

In Italia, diversi resort di lusso hanno già abbracciato questa filosofia, offrendo esempi ispiratori. Il Lebbiano Bio Resort vicino Firenze vanta una biopiscina a impatto zero, il Bioagriturismo La Colombaia nel Mugello ha integrato una cascata in pietra per un massaggio cervicale naturale, e il Bioagriturismo Sant’Egle a Grosseto offre un’esperienza unica con una biopiscina ad acqua salata (con sale specifico che non danneggia la flora) immersa nel verde della Maremma. Questi esempi dimostrano come il concetto di biopiscina si sposi perfettamente con un’idea di lusso sostenibile e benessere olistico.

Creare un’area benessere è più semplice di quanto si pensi e si basa sulla progettazione di zone funzionali. È possibile creare un percorso Kneipp naturale alternando aree di camminata in acqua bassa e fresca a zone di nuoto più profonde e calde. L’aggiunta di ciottoli di fiume sul fondo delle aree basse offre un benefico massaggio plantare, mentre piccole cascate o getti d’acqua possono essere integrati per creare idromassaggi localizzati.

Il tuo piano d’azione: Trasformare la biopiscina in una SPA personale

  1. Progetta le profondità: Prevedi fin dall’inizio zone a diverse altezze, come un’area di 30 cm per la camminata e il massaggio e una zona di 1.5 metri per il nuoto.
  2. Sfrutta le temperature: Posiziona l’ingresso dell’acqua più fresca nella zona bassa e l’aspirazione nella zona più calda e profonda per creare un naturale percorso vascolare.
  3. Scegli i materiali giusti: Installa ciottoli di fiume levigati e di diverse dimensioni nelle zone di camminata per stimolare la circolazione plantare.
  4. Integra sali benefici: Aggiungi sali di Epsom (solfato di magnesio) all’acqua; sono sicuri per le piante e offrono un effetto miorilassante.
  5. Crea idromassaggi naturali: Progetta piccole cascate o integra getti d’acqua a basso flusso per massaggi cervicali e lombari, sfruttando la stessa pompa di circolazione.

Ora che hai compreso il potenziale di una biopiscina come oasi di benessere, il prossimo passo è valutare come un progetto personalizzato possa rispondere alle esigenze specifiche della tua pelle e della tua famiglia.

Domande frequenti sulle biopiscine e la salute della pelle

Il biofilm è pericoloso per la salute?

No, il biofilm è composto da microrganismi benefici che svolgono un ruolo essenziale nella depurazione dell’acqua, non da batteri patogeni. È un segno di salute dell’ecosistema.

Quanto spesso va pulito il biofilm?

Una pulizia del fondo una volta l’anno è generalmente sufficiente. Si possono usare robot pulitori o aspiratori manuali dotati di spazzole morbide per non danneggiare questo strato benefico.

Posso eliminare completamente il biofilm?

Non è consigliabile né auspicabile. Eliminare completamente il biofilm significherebbe distruggere una parte fondamentale del sistema di filtrazione biologica della biopiscina.

Scritto da Giulia Romano, Architetto paesaggista e agronoma specializzata in giardini sostenibili e fitodepurazione. Progettista di biopiscine e spazi verdi a basso consumo idrico con 14 anni di esperienza nel settore privato e pubblico.