
In sintesi:
- Smettete di pagare per l’acqua che non usate: la chiave è un audit idrico domestico, non una semplice caccia alle perdite.
- Un test notturno del contatore è il primo passo per smascherare i “vampiri idrici” che prosciugano il vostro budget.
- Ogni intervento, dall’installazione di un aeratore alla sostituzione di una lavatrice, va visto come un investimento con un preciso ritorno economico (ROI).
- Ignorare una macchia di umidità è un errore finanziario che può trasformare una riparazione da 300€ in un danno strutturale da 5.000€.
- Utilizzate gli incentivi come il Bonus Idrico non come un regalo, ma come un co-finanziamento strategico per azzerare gli sprechi.
La bolletta dell’acqua sembra avere vita propria, aumentando mese dopo mese nonostante gli sforzi per chiudere i rubinetti. Per una famiglia numerosa, questa spesa può diventare una delle voci più frustranti del budget domestico. Molti si concentrano sui consigli più ovvi: fare docce più brevi, usare la lavastoviglie a pieno carico. Queste sono buone abitudini, ma raramente affrontano il vero problema: le perdite occulte, quei “vampiri idrici” che sprecano centinaia di euro all’anno senza che ve ne accorgiate.
Il problema non è solo la goccia che non vedete, ma la mentalità con cui affrontate la gestione dell’acqua. Spesso si agisce solo in reazione a un guasto evidente, quando il danno economico è già fatto. E se la vera soluzione non fosse tappare le falle, ma trasformare la gestione idrica domestica in un vero e proprio audit finanziario? Questo approccio sposta il focus dal “risparmiare acqua” al “gestire una risorsa”. Non si tratta più di subire passivamente un costo, ma di analizzare i flussi, quantificare il costo dell’inazione e calcolare il ritorno sull’investimento (ROI) di ogni singolo miglioramento.
Questo articolo vi guiderà passo dopo passo in questo cambio di prospettiva. Vi mostreremo come diventare i manager attivi delle risorse idriche di casa vostra, fornendovi gli strumenti per diagnosticare i problemi, valutare le soluzioni più redditizie e utilizzare gli incentivi statali per finanziare la vostra efficienza. Imparerete a leggere i numeri, a prevenire i disastri e a trasformare una spesa incontrollabile in un asset gestito con intelligenza.
In questa guida completa, esploreremo insieme ogni fase del vostro audit idrico domestico, fornendo strumenti pratici e dati concreti per prendere decisioni informate e redditizie. Ecco gli argomenti che affronteremo.
Sommario: La guida completa per l’audit idrico della vostra casa
- Come usare il contatore di notte per scoprire se hai una perdita nello sciacquone o sotto terra?
- Rubinetti che “fanno schiuma”: come risparmiare il 40% d’acqua senza perdere comfort nel getto?
- Lavastoviglie o mano: quanto risparmi davvero all’anno cambiando la vecchia lavatrice?
- L’errore di ignorare la macchia di umidità che nasconde un tubo rotto e danni strutturali
- Problemi burocratici: come ottenere il bonus 1000 euro per cambiare rubinetti e sanitari?
- Perché il 40% dell’acqua potabile italiana si perde prima di arrivare al rubinetto?
- Come la lettura in tempo reale aiuta l’utente a scoprire una perdita occulta in 24 ore?
- Come riutilizzare le acque grigie domestiche per ridurre la bolletta idrica del 40%?
Come usare il contatore di notte per scoprire se hai una perdita nello sciacquone o sotto terra?
Il primo passo di ogni audit idrico domestico è la diagnosi. Prima di investire in qualsiasi tecnologia, dovete avere la certezza che esista una perdita. Il metodo più efficace e a costo zero è il controllo notturno del contatore dell’acqua. Questo semplice test agisce come un elettrocardiogramma per il vostro impianto, rivelando se c’è un’emorragia nascosta che prosciuga silenziosamente il vostro portafoglio. Un filo d’acqua quasi invisibile nello sciacquone, ad esempio, può sembrare insignificante, ma i numeri raccontano un’altra storia. Secondo i calcoli basati sui costi medi dell’acqua in Italia, un piccolo gocciolamento costante può costarvi oltre 250€ di maggiori costi in bolletta ogni anno.
Questo test non richiede attrezzature speciali, solo un po’ di disciplina. L’obiettivo è creare un periodo di inattività totale dell’impianto idrico per vedere se il contatore si muove comunque. Se lo fa, avete appena smascherato un “vampiro idrico”.

Come potete vedere nell’immagine, il contatore ha degli indicatori molto sensibili (a volte una piccola rotellina o una lancetta) che si muovono anche con flussi minimi. È proprio questo l’indicatore da osservare. Per eseguire il test correttamente, seguite questi passaggi:
- Isolate l’impianto: Scegliete una sera, idealmente intorno alle 23:00, e assicuratevi che tutti i rubinetti in casa siano ben chiusi. Controllate che lavatrice, lavastoviglie o altri elettrodomestici che usano acqua non siano in funzione.
- Leggete e fotografate: Andate al contatore dell’acqua e annotate la lettura esatta, includendo anche i numeri rossi che indicano i litri e i decimali. Una fotografia con il cellulare è il modo migliore per non commettere errori.
- L’attesa: Non utilizzate più acqua fino al mattino seguente. Questo significa niente sciacquone, niente bicchieri d’acqua dal rubinetto.
- La verifica: Al mattino, prima che chiunque in casa usi l’acqua, tornate al contatore. Se la lettura è cambiata, anche di poco, avete la prova inconfutabile di una perdita occulta.
Una volta confermata la perdita, il passo successivo è localizzarla. Potete farlo chiudendo selettivamente le valvole di intercettazione di diverse zone della casa (bagni, cucina, giardino) e ripetendo il test in periodi più brevi per isolare il ramo dell’impianto responsabile.
Rubinetti che “fanno schiuma”: come risparmiare il 40% d’acqua senza perdere comfort nel getto?
Una volta diagnosticata una potenziale inefficienza generale, il secondo passo del nostro audit è analizzare gli interventi a più alto ritorno sull’investimento (ROI). Tra questi, l’aggiornamento della rubinetteria è forse il più semplice e redditizio. Molti temono che ridurre il consumo d’acqua significhi avere un getto debole e poco funzionale. La tecnologia moderna ha completamente superato questo compromesso. I moderni aeratori, o rompigetto, miscelano aria all’acqua, creando un getto che al tatto appare voluminoso e “schiumoso”, ma che in realtà utilizza fino al 40-50% di acqua in meno.
L’investimento è minimo e l’installazione è alla portata di tutti. Si tratta di svitare il terminale del vecchio rubinetto e avvitare quello nuovo. Questo piccolo gesto rappresenta un perfetto esempio di gestione attiva delle risorse: una spesa contenuta che genera un risparmio costante e misurabile in bolletta. L’impatto economico è tutt’altro che trascurabile, come dimostra l’esperienza di molte famiglie.
Studio di caso: Riduzione dei consumi per una famiglia numerosa a Milano
Una famiglia di 5 persone a Milano ha deciso di affrontare l’aumento delle bollette installando aeratori con limitatore di portata su tutti i rubinetti di casa (cucina e due bagni). L’investimento totale per 8 aeratori di alta qualità è stato di 120€. Il risultato è stato una riduzione del 38% nei consumi idrici mensili, passati da una media di 18 m³ a 11 m³. Questo si è tradotto in un risparmio annuale di circa 200€, permettendo alla famiglia di ripagare completamente l’investimento in soli 7 mesi.
Per scegliere la soluzione più adatta alle vostre esigenze e al vostro budget, è utile confrontare le diverse tecnologie disponibili. Non tutti i sistemi di risparmio sono uguali in termini di costo, efficacia e complessità di installazione.
| Tecnologia | Risparmio Acqua | Costo Medio | Portata (L/min) |
|---|---|---|---|
| Aeratore standard | 30-40% | 5-15€ | 6-8 L/min |
| Limitatore di portata | 40-50% | 10-25€ | 5-6 L/min |
| Miscelatore termostatico | 35-45% | 150-400€ | Variabile |
| Rubinetto elettronico | 50-70% | 200-600€ | 4-6 L/min |
La tabella mostra chiaramente come un piccolo investimento in aeratori o limitatori di portata offra un eccellente equilibrio tra costi e benefici. Per una famiglia numerosa, l’impatto cumulativo di questi piccoli dispositivi su ogni rubinetto si traduce in un risparmio significativo a fine anno, senza alcun sacrificio in termini di comfort.
Lavastoviglie o mano: quanto risparmi davvero all’anno cambiando la vecchia lavatrice?
Il terzo pilastro del nostro audit idrico riguarda gli elettrodomestici, i grandi consumatori d’acqua di ogni casa. Spesso si tende a mantenere una vecchia lavatrice o lavastoviglie “finché funziona”, senza considerare il costo dell’inazione. Un apparecchio obsoleto, anche se apparentemente funzionante, può essere un vero e proprio buco nero per le finanze domestiche, sprecando non solo acqua ma anche energia. La differenza di consumi tra un modello di 10-15 anni fa (classe G o inferiore) e uno moderno in classe A è abissale.
Secondo i dati ENEA sui consumi degli elettrodomestici, una famiglia di 4 persone che sostituisce una vecchia lavatrice in classe G con un nuovo modello in classe A può risparmiare fino a 8.000 litri d’acqua all’anno. Questo, combinato al risparmio energetico, si traduce in circa 150€ in meno sulle bollette annuali. L’investimento iniziale per un nuovo elettrodomestico viene così ammortizzato nel tempo, trasformandosi in un guadagno netto. Ma l’efficienza non dipende solo dalla classe energetica; anche l’uso che ne facciamo è cruciale. Come sottolineano gli esperti, le nostre abitudini possono amplificare o vanificare i benefici della tecnologia.
Le famiglie numerose dovrebbero privilegiare i cicli Eco anche se più lunghi: consumano fino al 40% in meno di acqua ed energia rispetto ai cicli rapidi.
– Roberto Berardi, Laboratorio REF Ricerche – Report efficienza idrica 2024
Questo consiglio sfata un mito comune: il ciclo rapido non è quasi mai la scelta più economica. Anche il dibattito “lavastoviglie contro lavaggio a mano” pende decisamente a favore della tecnologia. Una moderna lavastoviglie a pieno carico consuma circa 10-15 litri d’acqua, mentre lavare la stessa quantità di stoviglie a mano sotto l’acqua corrente può richiederne fino a 100 litri. La chiave, ancora una volta, è l’uso consapevole della tecnologia: avviare la lavastoviglie solo quando è piena e preferire i programmi “Eco” massimizza il risparmio.
In definitiva, considerare la sostituzione di un vecchio elettrodomestico non è una spesa superflua, ma una decisione finanziaria strategica. Calcolando il risparmio annuale e confrontandolo con il costo dell’apparecchio (magari approfittando di sconti o incentivi), si può determinare in quanti anni l’investimento si ripagherà da solo, iniziando poi a generare un profitto.
L’errore di ignorare la macchia di umidità che nasconde un tubo rotto e danni strutturali
Nel nostro audit domestico, c’è un capitolo che non riguarda il risparmio, ma la prevenzione di costi catastrofici: l’interpretazione dei segnali di allarme. Una piccola macchia di umidità su un muro, una lieve efflorescenza o un rigonfiamento dell’intonaco vengono spesso ignorati o mascherati con una mano di vernice. Questo è l’errore finanziario più grave che un proprietario di casa possa commettere. Quella macchia non è un problema estetico; è la spia di un “vampiro idrico” che sta operando dietro le quinte, causando un danno che cresce in modo esponenziale nel tempo.
Il costo dell’inazione in questo scenario è devastante. Una piccola perdita da un tubo all’interno di una parete non solo spreca acqua 24 ore su 24, ma impregna i materiali edili, degrada l’intonaco, favorisce la formazione di muffe nocive per la salute e, nei casi peggiori, può arrivare a corrodere le armature metalliche del cemento armato, compromettendo la stabilità strutturale dell’edificio. Immaginate quel piccolo segno come il ticchettio di una bomba a orologeria finanziaria.
L’intervento tempestivo è l’unica arma per disinnescarla. Un idraulico che interviene subito potrebbe risolvere il problema con una piccola demolizione mirata e una riparazione del tubo. Aspettare mesi o anni trasforma un piccolo intervento in un cantiere complesso e costoso. La progressione dei costi è impietosa e rende evidente perché l’inazione sia la scelta peggiore.
| Fase del danno | Intervento necessario | Costo medio | Tempo riparazione |
|---|---|---|---|
| Iniziale (0-3 mesi) | Riparazione tubo + ritocco pittura | 300-500€ | 1 giorno |
| Intermedio (3-12 mesi) | + Ripristino intonaco + antimuffa | 800-1.500€ | 3-5 giorni |
| Avanzato (>12 mesi) | + Intervento strutturale | 2.500-5.000€ | 7-15 giorni |
Questi numeri dimostrano che agire immediatamente non è una spesa, ma un enorme risparmio. Al primo segno di umidità, il protocollo dell’audit domestico deve prevedere un’azione immediata: chiamare un professionista per una diagnosi con strumenti non invasivi (come termocamere o rilevatori acustici) per localizzare la perdita e pianificare l’intervento meno distruttivo e più risolutivo possibile.
Problemi burocratici: come ottenere il bonus 1000 euro per cambiare rubinetti e sanitari?
Realizzare gli interventi di efficientamento identificati nel nostro audit ha un costo. Fortunatamente, lo Stato italiano mette a disposizione uno strumento finanziario per incentivare queste buone pratiche: il Bonus Idrico. Questo bonus, che permette di ottenere un rimborso fino a 1.000 euro, non va visto come un semplice sconto, ma come un vero e proprio co-finanziamento statale al vostro progetto di gestione attiva dell’acqua. Tuttavia, come spesso accade in Italia, l’accesso a questi fondi richiede di navigare in un percorso burocratico preciso, dove ogni errore può compromettere l’esito della richiesta.
Il bonus è destinato a coprire le spese per la sostituzione di sanitari con scarico ridotto, rubinetteria, soffioni e colonne doccia a basso consumo. Per non perdere questa opportunità, è fondamentale seguire la procedura alla lettera, prestando massima attenzione ai requisiti tecnici dei prodotti acquistati e alle modalità di pagamento. Un errore comune è pagare in contanti o con una carta di credito standard, invalidando la richiesta. È obbligatorio l’uso del bonifico parlante, che traccia in modo inequivocabile la transazione e la lega alla normativa di riferimento.
Per aiutarvi a navigare questo processo senza intoppi, abbiamo distillato la procedura in una checklist operativa. Seguire questi passaggi è il modo più sicuro per trasformare la spesa per l’efficienza in un investimento parzialmente rimborsato.
Il vostro piano d’azione per il Bonus Idrico:
- Verifica dei requisiti: Prima dell’acquisto, controllate che i nuovi prodotti rispettino i limiti di legge: sanitari con volume di scarico non superiore a 6 litri, rubinetti e miscelatori con una portata uguale o inferiore a 6 litri al minuto, e soffioni doccia con una portata uguale o inferiore a 9 litri al minuto.
- Accesso e compilazione: Accedete al portale dedicato dell’Agenzia delle Entrate utilizzando le vostre credenziali SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e compilate la domanda online, facendo attenzione a inserire correttamente tutti i dati catastali dell’immobile.
- Pagamenti tracciabili: Effettuate tutti i pagamenti esclusivamente tramite bonifico bancario o postale “parlante”. Nella causale, dovete indicare il riferimento alla legge, il vostro codice fiscale e la partita IVA o codice fiscale dell’installatore/fornitore.
- Documentazione: Allegare alla domanda le fatture elettroniche o i documenti commerciali in cui sia chiaramente descritto il bene acquistato. Non basta una dicitura generica come “materiale idraulico”.
- Conservazione: Una volta ottenuto il rimborso, conservate tutta la documentazione (fatture, ricevute dei bonifici, copia della domanda) per almeno 10 anni, in caso di futuri controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Affrontare la burocrazia con metodo e precisione è parte integrante del vostro nuovo ruolo di manager delle risorse domestiche. Un piccolo sforzo organizzativo può tradursi in un beneficio economico significativo, riducendo l’esborso netto per rendere la vostra casa più efficiente e sostenibile.
Perché il 40% dell’acqua potabile italiana si perde prima di arrivare al rubinetto?
L’audit idrico domestico è fondamentale, ma è importante inserirlo in un contesto più ampio. Perché è così cruciale che i singoli cittadini diventino manager attivi della propria acqua? La risposta sta nelle condizioni disastrose della rete idrica nazionale. I dati ufficiali sono allarmanti: secondo le più recenti rilevazioni ISTAT, in Italia si perde in media il 42,4% dell’acqua potabile immessa in rete. Questo significa che quasi la metà dell’acqua trattata e resa potabile non arriva mai ai nostri rubinetti, ma si disperde lungo il percorso a causa di infrastrutture vecchie e mal manutenute.
La situazione presenta enormi disparità regionali, con punte di inefficienza che superano il 65% in Basilicata e il 70% nella provincia di Frosinone, a fronte di nazioni virtuose come la Germania, dove le perdite si attestano solo al 7-10%. Questo spreco colossale ha un costo che, inevitabilmente, ricade sulle bollette dei cittadini attraverso tariffe più alte. Come evidenziano gli esperti del settore, questa è la conseguenza di decenni di mancate scelte strategiche.
Trent’anni di investimenti inesistenti hanno reso il nostro paese uno fra gli ultimi in Europa per le perdite della rete idrica.
– Donato Berardi, Direttore Laboratorio REF Ricerche
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha provato a invertire la rotta, stanziando 900 milioni di euro per progetti di riduzione delle perdite. L’obiettivo è ridurle del 15% entro il 2026. Tuttavia, la scala del problema è tale che queste misure, seppur importanti, rischiano di essere una goccia nel mare. Con l’attuale tasso di rinnovo delle condotte, che è di soli 3,8 metri per ogni chilometro di rete all’anno, gli studi stimano che servirebbero oltre 250 anni per sostituire l’intera infrastruttura idrica nazionale. Un’eternità.
Questa prospettiva cambia radicalmente il ruolo del singolo cittadino. Non si tratta più solo di “risparmiare” per un fine ecologico o economico personale, ma di compensare attivamente un’inefficienza sistemica. Diventare manager della propria acqua significa riprendere il controllo su una risorsa che il sistema pubblico non riesce a garantire in modo efficiente, proteggendo il proprio budget da un’emorragia che parte da molto lontano.
Come la lettura in tempo reale aiuta l’utente a scoprire una perdita occulta in 24 ore?
L’audit idrico manuale è un ottimo punto di partenza, ma la tecnologia oggi ci permette di fare un salto di qualità, passando da una gestione reattiva a una gestione proattiva e in tempo reale. I sistemi di monitoraggio smart rappresentano la frontiera dell’efficienza domestica. Questi dispositivi, installati sul contatore principale o sui tubi, leggono il flusso d’acqua costantemente e utilizzano algoritmi per rilevare anomalie che potrebbero indicare una perdita.
Immaginate di essere in vacanza e di ricevere una notifica sullo smartphone che vi avvisa di un consumo anomalo e continuo. Potrebbe essere un tubo che si è rotto in giardino o un malfunzionamento dello sciacquone. Grazie a questi sistemi, potete essere allertati in poche ore invece che scoprire il disastro (e la bolletta astronomica) al vostro ritorno. Alcuni sistemi più avanzati permettono persino di chiudere la valvola principale dell’acqua a distanza tramite app, prevenendo allagamenti e danni ingenti. Questa testimonianza diretta mostra il valore di un tale investimento.
Il sistema di monitoraggio smart ci ha avvisato di una perdita nel tubo del giardino mentre eravamo in vacanza. Abbiamo chiuso l’acqua dall’app evitando un allagamento. I 350€ spesi si sono ripagati con una sola emergenza evitata.
– Mario R., padre di 4 figli a Verona
Il mercato offre diverse soluzioni, dai contatori intelligenti (smart meter) installati direttamente dai gestori idrici (dove disponibili), a sensori fai-da-te che si agganciano al tubo, fino a sistemi professionali che richiedono l’intervento di un idraulico. La scelta dipende dal budget e dal livello di controllo desiderato.
| Sistema | Prezzo | Installazione | Funzioni principali |
|---|---|---|---|
| Smart meter del gestore | Gratuito (dove disponibile) | A cura del gestore | Lettura remota, alert consumi anomali |
| Sensore ultrasuoni add-on | 150-250€ | Fai-da-te | Monitoraggio continuo, notifiche app |
| Monitor Wi-Fi professionale | 300-400€ | Idraulico | Chiusura remota, storico dettagliato |
Investire in un sistema di monitoraggio smart è l’ultimo passo per diventare veri manager della risorsa idrica domestica. Significa dotarsi di un cruscotto di controllo che non solo previene disastri, ma fornisce dati dettagliati sui consumi, aiutando a identificare ulteriori aree di miglioramento e a misurare con precisione l’efficacia di ogni intervento di risparmio messo in atto.
Punti chiave da ricordare
- Il vero risparmio non deriva da abitudini generiche, ma da un’analisi sistematica (audit) dei consumi e delle inefficienze.
- Il costo dell’inazione è quasi sempre superiore al costo dell’intervento: agire subito su una perdita o un elettrodomestico obsoleto è un investimento, non una spesa.
- Gli incentivi statali, come il Bonus Idrico, sono strumenti finanziari da integrare nella vostra strategia di efficientamento per massimizzare il ROI.
Come riutilizzare le acque grigie domestiche per ridurre la bolletta idrica del 40%?
Arrivati a questo punto del nostro percorso, abbiamo imparato a diagnosticare le perdite, a scegliere interventi redditizi e a prevenire i danni. L’ultimo passo, il più evoluto nella gestione attiva dell’acqua, consiste nel cambiare la natura stessa della risorsa: smettere di considerarla un bene “usa e getta” e iniziare a vederla come una risorsa circolare. Stiamo parlando del riutilizzo delle cosiddette “acque grigie”. Si tratta delle acque provenienti da docce, lavabi e lavatrici che, pur non essendo potabili, sono perfette per usi che non richiedono acqua di alta qualità, come lo sciacquone del WC, l’irrigazione del giardino o la pulizia dei pavimenti.
Il potenziale di risparmio è enorme. Si stima che una famiglia di 5 persone possa generare fino a 400 litri di acque grigie al giorno. Secondo le stime del Water Footprint Network per l’Italia, riutilizzarne anche solo il 50% per alimentare gli sciacquoni può portare a un risparmio di 70.000 litri d’acqua potabile all’anno, con un taglio in bolletta che può arrivare a 200-300 euro.
Iniziare è più semplice di quanto si pensi. Si può partire con soluzioni a costo zero, come posizionare una bacinella nella doccia per raccogliere l’acqua mentre si attende che diventi calda. Questi 5-10 litri, altrimenti sprecati, sono perfetti per innaffiare le piante. Per chi vuole fare un passo in più, esistono sistemi di deviazione e raccolta, sia fai-da-te che professionali, che convogliano le acque grigie in un serbatoio per un riutilizzo automatico.

L’immagine sopra mostra un sistema di raccolta dell’acqua piovana, ma il principio per le acque grigie è simile: raccogliere, stoccare e riutilizzare. Per implementare un sistema di questo tipo, è possibile seguire alcuni semplici passi:
- Utilizzare l’acqua raccolta dalla doccia o dal lavabo per lo sciacquone del WC (il maggior consumatore di acqua potabile in casa).
- Impiegare le acque grigie (senza detergenti aggressivi) per l’irrigazione di piante ornamentali o del prato.
- Per chi progetta una nuova costruzione o una ristrutturazione importante, è fondamentale consultare il Regolamento Edilizio del proprio Comune e rispettare la norma tecnica UNI EN 16941-1:2018 per l’installazione di sistemi fissi, garantendo sicurezza e igiene.
Abbracciare la filosofia del riutilizzo chiude perfettamente il cerchio del nostro audit. Non solo abbiamo eliminato gli sprechi e ottimizzato i consumi, ma abbiamo anche trasformato quello che era un rifiuto in una risorsa di valore. È il passo finale che sposta una famiglia da semplice consumatore a vero e proprio produttore e gestore di un ciclo idrico virtuoso e sostenibile.
Domande frequenti su come ridurre la bolletta dell’acqua
Posso richiedere il bonus se vivo in affitto?
Sì, il Bonus Idrico può essere richiesto anche da chi vive in un immobile in affitto, a condizione di avere un contratto di locazione regolarmente registrato e di ottenere un’autorizzazione scritta da parte del proprietario per eseguire i lavori di sostituzione.
Il bonus è cumulabile con altre detrazioni?
No, la normativa è chiara su questo punto. Il Bonus Idrico non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali, come ad esempio il bonus ristrutturazione al 50%, per le stesse spese sostenute. Bisogna quindi scegliere quale incentivo applicare.
Cosa succede se la domanda viene rifiutata?
Se la domanda per il Bonus Idrico viene respinta, la prima cosa da fare è verificare il motivo del rifiuto. Spesso si tratta di errori formali (es. pagamento non tracciabile) o tecnici. Se si ritiene che il rifiuto sia ingiusto, è possibile presentare ricorso entro 30 giorni, fornendo la documentazione che attesti il rispetto di tutti i requisiti.