Pubblicato il Maggio 15, 2024

Sostituire il vecchio scaldabagno non basta: la vera autonomia dal gas per l’acqua calda si ottiene solo con una strategia che integra efficienza, sicurezza e ottimizzazione degli incentivi statali.

  • Una pompa di calore per ACS offre un risparmio del 60-75% sulla bolletta, ma richiede un dimensionamento preciso per evitare sprechi.
  • Il solare termico può essere quasi gratuito nei mesi caldi, ma va protetto dalla stagnazione estiva e gestito per prevenire rischi sanitari come la legionella.

Raccomandazione: La soluzione vincente per una famiglia è spesso un sistema ibrido (Pompa di Calore + Solare Termico) dimensionato sulle abitudini di consumo e progettato per massimizzare l’Ecobonus, ammortizzando l’investimento in soli 2-3 anni.

La bolletta del gas per la produzione di acqua calda sanitaria (ACS) rappresenta una delle voci di spesa più frustranti per i proprietari di casa in Italia, specialmente durante una ristrutturazione. L’obiettivo di molti è chiaro: tagliare i costi e, se possibile, rendersi autonomi. Le soluzioni più discusse sono lo scaldacqua a pompa di calore (PdC) e l’impianto solare termico, spesso presentate come la panacea per il risparmio energetico. Tuttavia, la scelta di queste tecnologie è solo il primo passo di un percorso ben più complesso.

Limitarsi a confrontare i prezzi d’acquisto o l’efficienza teorica è un errore comune che porta a delusioni. Molti articoli parlano di risparmio, ma sorvolano sui dettagli tecnici che fanno la differenza tra un investimento riuscito e uno fallimentare. Ma se la vera chiave non fosse solo *scegliere* la tecnologia giusta, ma *progettarla* per il contesto italiano, anticipando i problemi pratici? I rischi sanitari legati a temperature di accumulo troppo basse, la gestione della sovrapproduzione estiva tipica del nostro clima, o il corretto dimensionamento per una famiglia di quattro persone sono aspetti cruciali, spesso ignorati.

Questo articolo non si limiterà a ripetere che le pompe di calore sono efficienti. Adotteremo una prospettiva da termotecnico, offrendo una guida strategica per il proprietario di casa che vuole sfruttare al massimo gli incentivi come l’Ecobonus. Analizzeremo il ritorno sull’investimento reale, vi mostreremo come calcolare il fabbisogno per non rimanere mai senza acqua calda, e affronteremo i problemi tecnici nascosti, dalla legionella alla stagnazione estiva, fornendo soluzioni pratiche per trasformare un semplice acquisto in un sistema di produzione di acqua calda performante, sicuro e quasi gratuito per gran parte dell’anno.

In questa guida completa, analizzeremo ogni aspetto fondamentale per permettervi di fare una scelta informata e strategica. Esploreremo i vantaggi economici, le sfide tecniche e le soluzioni più innovative per garantire comfort e risparmio a lungo termine.

Perché lo scaldacqua a pompa di calore conviene più del boiler elettrico tradizionale?

Il confronto tra uno scaldacqua a pompa di calore (PdC) e un boiler elettrico tradizionale non è una questione di opinioni, ma di fisica e di efficienza. Il boiler elettrico funziona tramite una resistenza che converte energia elettrica in calore con un rapporto quasi 1:1. Questo significa che per ogni kWh di elettricità consumato, si ottiene al massimo 1 kWh di energia termica. La sua efficienza, o Coefficiente di Prestazione (COP), si attesta intorno a 0,95-0,98. Al contrario, una pompa di calore non *crea* calore, ma lo *sposta* dall’aria esterna all’acqua, agendo come un frigorifero al contrario. Questo processo le permette di raggiungere un’efficienza notevolmente superiore, con un COP che varia da 2,5 a 4,5 per i modelli aria-acqua, secondo i dati tecnici delle pompe di calore moderne. In pratica, per ogni kWh di elettricità consumato, una PdC produce da 2,5 a 4,5 kWh di energia termica.

Questa differenza di efficienza si traduce in un risparmio drastico in bolletta. Il seguente quadro comparativo chiarisce l’impatto economico di questa scelta tecnologica, basandosi su dati medi di consumo.

Confronto di efficienza tra Boiler Elettrico e Pompa di Calore per ACS
Caratteristica Boiler Elettrico Pompa di Calore
Efficienza (COP) 0,95-0,98 2,5-4,5
Consumo per 200L a 45°C 9,3 kWh 2,3-3,7 kWh
Risparmio bolletta 0% 60-75%
Classe energetica C-D A++ o superiore

Il vantaggio diventa ancora più tangibile quando si considera l’ammortamento dell’investimento, soprattutto in un contesto di ristrutturazione con accesso agli incentivi statali italiani come l’Ecobonus.

Studio di caso: Ammortamento di una Pompa di Calore con Ecobonus al 65%

Consideriamo una famiglia di 4 persone che sostituisce il vecchio boiler con una pompa di calore per ACS da 300 litri, con un costo di installazione di 3.000€. Grazie all’Ecobonus, può detrarre il 65% della spesa, recuperando 1.950€ in 10 anni. L’investimento netto si riduce quindi a 1.050€. Se il risparmio annuo sulla bolletta elettrica rispetto al boiler tradizionale è di circa 400-500€, l’investimento si ammortizza completamente in soli 2-3 anni, rendendo la scelta della pompa di calore non solo ecologica, ma estremamente conveniente dal punto di vista finanziario.

Come calcolare i litri del serbatoio per non fare la doccia fredda se siete in 4?

Il dimensionamento del serbatoio di accumulo è uno degli aspetti più critici e sottovalutati nella progettazione di un impianto di acqua calda sanitaria. Un serbatoio troppo piccolo significa rimanere senza acqua calda durante i picchi di consumo, mentre uno troppo grande comporta inutili dispersioni termiche e un maggior costo iniziale. Per una famiglia di 4 persone, la regola empirica parla di un fabbisogno giornaliero di circa 50 litri di acqua a 45°C a persona, portando a un volume di accumulo base di 200 litri. Tuttavia, questa è solo una stima di partenza. Le abitudini di consumo e la tipologia di utenze influenzano drasticamente il fabbisogno reale.

Vista laterale di serbatoi per acqua calda di diverse dimensioni in un locale tecnico italiano

Come visibile nell’immagine, la differenza di volume tra i serbatoi può essere significativa. La scelta deve basarsi su un’analisi precisa delle abitudini. Ad esempio, la presenza di una vasca da bagno utilizzata regolarmente o di una colonna doccia idromassaggio aumenta considerevolmente il consumo istantaneo e richiede un volume di accumulo maggiore. Anche la collocazione geografica ha un suo peso: nel Sud Italia, un impianto solare termico richiederà un serbatoio leggermente sovradimensionato per poter immagazzinare l’abbondante energia solare estiva.

Per un calcolo più accurato, è utile seguire una checklist che tenga conto di tutte le variabili in gioco:

  • Fabbisogno base: Calcolare 50 litri per ogni membro della famiglia come punto di partenza (es. 200 litri per 4 persone).
  • Utenze speciali: Aggiungere circa 50 litri se in casa è presente una vasca da bagno usata di frequente, o 30 litri per una doccia con idromassaggio.
  • Tipo di impianto: Per un impianto solare termico, specialmente al Sud, è consigliabile sovradimensionare il serbatoio del 20-30% per massimizzare l’accumulo. Per una pompa di calore, il dimensionamento deve essere più preciso per ottimizzare i cicli di accensione.
  • Qualità dell’acqua: Verificare la durezza dell’acqua locale. Con valori superiori a 25°f (gradi francesi), è fondamentale prevedere un sistema anticalcare per proteggere il serbatoio e le serpentine.

Estetica o Risparmio: quando il “bombolone” sul tetto è l’unica soluzione economica valida?

L’immagine del “bombolone”, ovvero il serbatoio di accumulo a vista, posizionato sul tetto accanto ai pannelli solari termici, è spesso associata a una soluzione poco elegante e datata. Questa percezione è particolarmente forte in Italia, dove i vincoli paesaggistici nei centri storici o il decoro architettonico nei condomini rappresentano una seria preoccupazione. Tuttavia, demonizzare l’impianto a circolazione naturale sarebbe un errore. In determinate condizioni, rappresenta ancora oggi la scelta economicamente più vantaggiosa e tecnicamente più semplice per la produzione di acqua calda sanitaria.

Il sistema a circolazione naturale si basa su un principio fisico semplice: il fluido termovettore, scaldato dal sole nei pannelli, diventa più leggero e sale naturalmente verso il serbatoio di accumulo posto più in alto, cedendo calore all’acqua sanitaria. Questo meccanismo non richiede pompe di circolazione, centraline elettroniche o vasi di espansione, riducendo drasticamente il costo d’installazione (si parla di 400-800€ al metro quadro installato) e la manutenzione. È la soluzione ideale per seconde case, abitazioni unifamiliari senza particolari vincoli estetici o per chi dispone di un budget limitato.

Un impianto visibile, se ben integrato, può diventare un simbolo di status ecologico che aumenta l’attrattiva dell’immobile.

– Studio Architettura Sostenibile Milano, Rapporto Valorizzazione Immobiliare Green 2024

Quando invece l’estetica è una priorità o esistono vincoli normativi, si deve optare per un sistema a circolazione forzata. In questa configurazione, il serbatoio è installato all’interno dell’edificio (ad esempio in un locale tecnico) e una pompa spinge il fluido verso i pannelli sul tetto. Questa soluzione, sebbene più costosa e complessa, permette una perfetta integrazione architettonica. La scelta tra le due opzioni, quindi, non è solo tecnica ma strategica, e bilancia budget, estetica e normative vigenti.

L’errore di tenere la temperatura troppo bassa per risparmiare che crea rischi sanitari

Una delle tentazioni più comuni per chi possiede un sistema di accumulo per l’acqua calda è quella di abbassare la temperatura del serbatoio per ridurre i consumi energetici. Sebbene l’intento sia lodevole, questa pratica nasconde un rischio sanitario serio e spesso sottovalutato: la proliferazione del batterio della Legionella pneumophila. Questo batterio trova il suo habitat ideale in acque stagnanti con temperature comprese tra i 20°C e i 50°C. Un serbatoio mantenuto costantemente a 40-45°C per “risparmiare” diventa un perfetto incubatore. Il contagio avviene per inalazione di aerosol contaminato, tipicamente durante la doccia.

Per garantire la sicurezza sanitaria dell’impianto, la normativa e le linee guida del Ministero della Salute italiano sono chiare. La prevenzione si basa sul controllo termico: è necessario che la temperatura dell’acqua nell’accumulo sia mantenuta costantemente al di sopra dei 60°C e che ai punti di erogazione, come i rubinetti, non scenda mai sotto i 55°C. Mantenere queste temperature garantisce l’eliminazione del batterio, ma come conciliare questa esigenza di sicurezza con l’obiettivo di risparmio energetico? La soluzione è una gestione attiva e programmata, attraverso cicli di disinfezione termica.

Il vostro piano d’azione anti-legionella

  1. Programmazione dello shock termico: Impostare sulla centralina del sistema un ciclo di “shock termico” settimanale. Questo ciclo porta la temperatura dell’accumulo a 65-70°C per almeno 30 minuti, per poi tornare alla normale temperatura di esercizio.
  2. Sfruttare le fasce orarie: Programmare lo shock termico durante le ore notturne per beneficiare di eventuali tariffe elettriche biorarie più convenienti, minimizzando l’impatto in bolletta.
  3. Utilizzo mirato della resistenza: La resistenza elettrica integrativa, spesso presente negli scaldacqua a pompa di calore e nei sistemi solari, dovrebbe essere attivata principalmente per eseguire questi cicli di disinfezione, specialmente nei periodi di scarso apporto solare.
  4. Protezione dell’utente: Installare valvole miscelatrici termostatiche (TMV) sui punti di prelievo (docce, lavabi). Questi dispositivi miscelano l’acqua calda proveniente dal serbatoio con acqua fredda, erogandola a una temperatura sicura (es. 48°C) ed evitando il rischio di scottature.
  5. Monitoraggio e manutenzione: Verificare mensilmente con un termometro la temperatura dell’acqua ai rubinetti più lontani e pianificare una pulizia periodica del serbatoio e la decalcificazione, come da manuale del produttore.

Adottare questa strategia di “sicurezza sanitaria attiva” permette di avere un impianto efficiente senza compromettere la salute. Il costo energetico di un ciclo di disinfezione settimanale è irrisorio, stimato in meno di 20€ all’anno per una famiglia media, un prezzo esiguo per la tranquillità.

Problemi di stagnazione estiva: come evitare che il liquido solare “cuocia” ad agosto?

Uno dei paradossi del solare termico, specialmente nelle soleggiate regioni del Sud Italia, è la gestione del surplus di calore durante i mesi estivi. Quando la famiglia è in vacanza o l’utilizzo di acqua calda diminuisce, i pannelli solari continuano a catturare energia. Se questa energia non viene smaltita, la temperatura del fluido termovettore (glicole) può raggiungere valori critici, anche superiori ai 150-200°C. Questo fenomeno, noto come stagnazione, porta alla “cottura” del glicole, che si degrada, perde le sue proprietà anticongelanti e anticorrosive, e può creare depositi che ostruiscono il circuito, compromettendo l’efficienza e la vita utile dell’intero impianto.

Dettaglio macro del sistema di svuotamento automatico per pannelli solari termici

Prevenire la stagnazione è fondamentale e le soluzioni tecnologiche moderne sono efficaci e intelligenti. Non si tratta più di coprire i pannelli con dei teli, una pratica scomoda e spesso inefficace. I sistemi più evoluti gestiscono il surplus in modo automatico. Una delle soluzioni più efficienti è il sistema “drain-back” (a svuotamento). In questo tipo di impianto, quando la centralina rileva che il serbatoio ha raggiunto la temperatura massima, la pompa di circolazione si ferma e il fluido termovettore defluisce per gravità dai pannelli in un apposito serbatoio di raccolta, lasciando i collettori vuoti e quindi protetti dal surriscaldamento.

Caso pratico: Gestione del surplus termico in un hotel a Palermo

Un hotel siciliano, confrontato con il problema cronico della stagnazione estiva a causa del basso utilizzo diurno di acqua calda, ha implementato una duplice strategia. In primo luogo, ha installato un sistema “drain-back” che svuota automaticamente i collettori solari quando la temperatura del fluido supera i 95°C. In secondo luogo, nelle giornate di massimo irraggiamento, una valvola deviatrice indirizza il calore in eccesso verso uno scambiatore di calore che riscalda gratuitamente l’acqua della piscina. In questo modo, un problema potenziale è stato trasformato in una risorsa, aumentando il comfort per gli ospiti e azzerando i rischi per l’impianto.

Altre strategie includono l’uso di dissipatori di calore notturni o l’integrazione con altri sistemi (es. riscaldamento a pavimento, se presente) per smaltire l’energia. La chiave è una progettazione intelligente che preveda fin dall’inizio una strategia di gestione del surplus termico.

Problemi di consumi a bordo: soluzioni solari ed elettriche per la nautica da diporto

L’esigenza di produrre acqua calda in modo efficiente e autonomo non è una prerogativa delle sole abitazioni. Anzi, nella nautica da diporto, dove l’autonomia energetica e lo spazio sono criticità assolute, la sfida è ancora più complessa. L’utilizzo di boiler elettrici alimentati da batterie o dal generatore di bordo ha un impatto significativo sui consumi e sull’autonomia, specialmente durante le soste in rada. Per questo motivo, le soluzioni basate sul solare termico si stanno diffondendo anche in questo settore, seppur con accorgimenti tecnici specifici.

L’integrazione di un impianto solare termico su una barca a vela o a motore richiede un approccio su misura. Gli spazi ridotti impongono l’uso di pannelli solari flessibili o compatti, mentre la capacità dei serbatoi (boiler) raramente supera i 50-100 litri. La vera sfida, però, risiede nella scelta dei materiali. L’ambiente marino, altamente corrosivo, rende obbligatorio l’uso di componenti in acciaio inox AISI 316L, sia per il serbatoio che per gli scambiatori di calore, per resistere all’aggressione della salsedine.

Ho installato pannelli termici flessibili sul mio 12 metri. Con soli 2mq di pannelli e un boiler da 100L, ho acqua calda per 4 persone anche in rada. L’uso di scambiatori AISI 316L è fondamentale contro la salsedine. Soluzione perfetta anche per camper e tiny house.

– Marco, velista di Genova, esperienza riportata su forum di settore

Il confronto tra un’installazione nautica e una residenziale evidenzia le differenze progettuali, come mostra la tabella seguente. Queste stesse logiche si applicano anche ad altri contesti “off-grid” come camper, baite di montagna o tiny house.

Confronto Soluzioni Acqua Calda: Nautica vs Residenziale
Aspetto Nautica Residenziale
Spazio disponibile 2-4 mq max 10-20 mq
Capacità serbatoio 50-100L 200-300L
Materiali anticorrosione AISI 316L obbligatorio Acciaio standard
Autonomia energetica 100% necessaria Rete di backup

Perché l’acqua sotto i pannelli aumenta la resa elettrica del 10-15% in estate?

Nel mondo delle energie rinnovabili, la sinergia tra tecnologie diverse è la frontiera dell’innovazione. Una delle combinazioni più promettenti è quella tra il fotovoltaico e il solare termico, che dà vita ai cosiddetti pannelli ibridi PV-T (Photovoltaic-Thermal). Questi pannelli risolvono un problema fondamentale del fotovoltaico tradizionale: il calo di rendimento dovuto alle alte temperature. Le celle fotovoltaiche, infatti, perdono efficienza quando si surriscaldano; si stima una perdita di circa lo 0,4-0,5% di resa per ogni grado Celsius al di sopra dei 25°C. In una calda giornata estiva italiana, un pannello può facilmente superare i 70-80°C, con una conseguente riduzione della produzione elettrica anche del 20-25%.

I pannelli ibridi PV-T affrontano questo problema in modo geniale. Sotto le celle fotovoltaiche è integrato uno scambiatore di calore in cui circola un fluido (solitamente acqua e glicole). Questo fluido sottrae calore alle celle fotovoltaiche, mantenendole a una temperatura di esercizio più bassa e ottimale. Il risultato? Un aumento della produzione elettrica che può arrivare fino al 10-15% nei mesi più caldi. Ma il vantaggio è duplice: il calore sottratto non viene sprecato, ma viene trasferito a un serbatoio di accumulo per produrre acqua calda sanitaria. Di fatto, con la stessa superficie sul tetto, si producono contemporaneamente elettricità e acqua calda.

I pannelli ibridi PV-T risolvono due problemi in uno: producono elettricità e acqua calda, raffreddando il pannello fotovoltaico e massimizzando l’uso del tetto.

– Giovanni Fontana, Assotermica – Rapporto Solare Termico 2024

Questa tecnologia è particolarmente indicata in contesti con spazio limitato sul tetto, dove è necessario massimizzare la produzione energetica totale. L’aumento della produzione fotovoltaica è un trend consolidato in Italia, e l’ottimizzazione del rendimento è la chiave per accelerarlo ulteriormente. Basti pensare che, secondo le rilevazioni più recenti, i dati più recenti sulla produzione fotovoltaica italiana mostrano una crescita costante, con record di produzione che evidenziano il potenziale ancora inespresso del nostro territorio.

Punti chiave da ricordare

  • Efficienza vs. Risparmio: Una pompa di calore ha un’efficienza (COP) 3-4 volte superiore a un boiler, traducendosi in un risparmio del 60-75% in bolletta.
  • Dimensionamento su misura: Il serbatoio va calcolato non solo sul numero di persone, ma sulle reali abitudini di consumo (vasca, doccia idromassaggio) e sulla zona climatica.
  • Sicurezza prima di tutto: Mantenere l’accumulo sopra i 60°C e programmare cicli anti-legionella settimanali è obbligatorio per la salute e ha un costo irrisorio.

Come scovare le perdite occulte e ridurre la bolletta dell’acqua di una famiglia numerosa?

Aver installato il sistema di produzione di acqua calda più efficiente sul mercato serve a poco se poi quell’acqua, e l’energia usata per scaldarla, vengono sprecate a causa di perdite occulte o di un utilizzo poco attento. Per una famiglia numerosa, anche piccole inefficienze possono tradursi in un costo significativo a fine anno. È sorprendente scoprire come studi sui consumi domestici dimostrino che un singolo rubinetto che gocciola possa arrivare a costare fino a 150€ all’anno, tra spreco d’acqua e di energia termica.

La caccia alle perdite e l’ottimizzazione dei consumi dovrebbero essere una priorità. Fortunatamente, esistono metodi semplici e a costo zero per individuare i problemi e migliorare l’efficienza dell’intero sistema idrico domestico. Il primo passo è un controllo notturno del contatore dell’acqua: se, a rubinetti chiusi e senza elettrodomestici in funzione, la rotellina del contatore continua a girare, anche lentamente, è il segnale inequivocabile di una perdita nell’impianto. Un altro indizio può essere la temperatura dei muri: se in un punto specifico il muro risulta tiepido, potrebbe nascondere un tubo di acqua calda che perde.

Oltre alla ricerca di perdite, ci sono diverse azioni pratiche che ogni famiglia può intraprendere per ridurre significativamente il consumo di acqua calda:

  • Installare aeratori (rompigetto): Applicare questi piccoli dispositivi a tutti i rubinetti di casa. Miscelando aria al getto d’acqua, mantengono la sensazione di pressione ma riducono il flusso, con un risparmio di acqua calda che può raggiungere il 30-40%.
  • Isolare le tubazioni: Rivestire con guaine isolanti i tubi dell’acqua calda che corrono in locali non riscaldati (cantine, garage). Questo semplice accorgimento riduce le dispersioni termiche e permette all’acqua di arrivare più velocemente e più calda ai rubinetti, con un risparmio energetico del 10-15%.
  • Manutenzione periodica: Sostituire le guarnizioni dei miscelatori ogni 2-3 anni è un’operazione a basso costo che previene l’insorgere di piccole perdite.
  • Monitoraggio dei consumi: Tenere traccia dei consumi mensili sulla bolletta dell’acqua. Un aumento anomalo e ingiustificato è spesso il primo campanello d’allarme di una perdita occulta.

Queste buone pratiche, unite a un impianto efficiente, completano la strategia per un’effettiva riduzione dei costi energetici e idrici, trasformando la casa in un sistema virtuoso.

L’ottimizzazione dei consumi è un processo continuo. Per iniziare, è fondamentale imparare a riconoscere e a eliminare ogni fonte di spreco nel proprio impianto.

Ora che avete una visione completa delle tecnologie, delle strategie di ottimizzazione e dei rischi da evitare, il passo successivo è applicare queste conoscenze alla vostra situazione specifica. Valutare la soluzione più adatta alle vostre esigenze, calcolando il ritorno economico con gli incentivi disponibili, è un’operazione che richiede un’analisi personalizzata. Contattare un professionista qualificato per un sopralluogo e un preventivo dettagliato è l’azione più concreta per trasformare questo progetto in realtà e iniziare a risparmiare da subito.

Domande frequenti su Pompe di Calore e Solare Termico in Italia

Posso installare pannelli solari in un centro storico italiano?

Sì, ma è un processo che richiede autorizzazioni specifiche da parte della Soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici. Per facilitare l’approvazione, esistono soluzioni a basso impatto visivo, come i pannelli solari integrati nelle tegole (tegole solari) o pannelli di colore scuro che si mimetizzano con la copertura del tetto. È fondamentale presentare un progetto redatto da un tecnico abilitato che dimostri la reversibilità dell’intervento e il rispetto del decoro dell’edificio.

Quali sono i miei diritti in condominio per l’installazione di un impianto solare?

La Legge di Riforma del Condominio (Legge 220/2012) ha sancito il diritto del singolo condomino a installare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili sulle parti comuni (come il tetto). È necessario darne comunicazione all’amministratore, che a sua volta informerà l’assemblea. L’assemblea può prescrivere modalità alternative di esecuzione o imporre cautele, ma non può vietare l’installazione, a meno che questa non comprometta la stabilità, la sicurezza o il decoro architettonico dell’edificio.

Quando conviene davvero il sistema a circolazione naturale con il “bombolone” sul tetto?

Il sistema a circolazione naturale, nonostante l’impatto visivo, resta la scelta più conveniente in tre scenari principali: per le seconde case, dove il consumo di acqua calda è concentrato nei periodi di massimo irraggiamento; per le case unifamiliari senza vincoli paesaggistici dove il budget è la priorità principale; e in generale per chi cerca la massima semplicità e la minima manutenzione, data l’assenza di componenti elettromeccaniche. Il suo costo, decisamente inferiore, lo rende un’opzione dall’ammortamento quasi immediato.

Scritto da Alessandro Bianchi, Tecnico impiantista e consulente per l'efficienza idrica domestica e industriale. Esperto in sistemi di recupero acque, irrigazione automatizzata e trattamento acque con 20 anni di operatività sul campo.