
Il vero Catch & Release del tonno rosso non è un semplice rilascio, ma una scienza che determina la sopravvivenza del pesce e definisce l’etica del pescatore.
- Ridurre i tempi di combattimento e usare attrezzatura adeguata non è una questione di performance, ma un dovere per minimizzare lo stress fisiologico del tonno.
- Navigare la burocrazia italiana, dalle autorizzazioni della Capitaneria alle quote, è parte integrante della pesca responsabile, tanto quanto la tecnica in mare.
- L’errore più grave è imbarcare il pesce per una foto: un gesto che, nella maggior parte dei casi, vanifica ogni sforzo di rilascio.
Raccomandazione: Tratta ogni combattimento non come una sfida da vincere, ma come una procedura chirurgica il cui unico obiettivo è garantire al tonno rosso le massime possibilità di sopravvivenza post-rilascio.
L’adrenalina che scorre quando un gigante del mare abbocca è un’emozione che ogni pescatore d’altura conosce bene. Il tonno rosso, il re del Mediterraneo, rappresenta la sfida definitiva, un misto di potenza, astuzia e bellezza selvaggia. Per anni, il dibattito si è concentrato su come catturarlo. Oggi, la vera maestria non risiede più nella cattura, ma nel rilascio. Il Catch & Release (C&R) è diventato il mantra della pesca sportiva sostenibile, un gesto nobile che dovrebbe garantire un futuro a questi magnifici predatori.
Tuttavia, c’è una verità scomoda che molti preferiscono ignorare: rilasciare un tonno non significa salvarlo. Le pratiche comuni, spesso dettate dall’inesperienza o dalla vanità, trasformano un atto di conservazione in una condanna a morte ritardata. Si parla genericamente di usare “l’attrezzatura giusta” o di “fare in fretta”, ma si trascura l’essenziale. Ma se la chiave non fosse semplicemente nel gesto del rilascio, ma nella comprensione profonda della fisiologia dello stress del pesce e nell’applicazione rigorosa di un protocollo che va ben oltre il momento in cui si taglia la lenza?
Questo non è il solito elenco di consigli generici. Questo è il manifesto del capitano etico. Esploreremo la scienza dietro un combattimento breve, la scelta responsabile dell’attrezzatura non per vincere ma per rispettare, come districarsi nella giungla burocratica italiana senza commettere errori fatali e perché quella foto-trofeo a bordo è il peggior nemico del tonno. Preparati a cambiare prospettiva: il vero trofeo non è il pesce che combatti, ma quello che nuota via, forte e vitale, dopo che l’hai salutato.
In questo articolo, analizzeremo ogni fase del processo, fornendo gli strumenti non solo per pescare legalmente, ma per diventare veri custodi del mare. Ecco cosa affronteremo nel dettaglio.
Sommario: Guida completa al Catch & Release etico del tonno rosso
- Perché ridurre i tempi di combattimento aumenta del 80% le chance di sopravvivenza del tonno rilasciato?
- Come scegliere canne e mulinelli che non cedano sotto la trazione di un pesce di 100kg?
- Quote ricreative o divieto totale: come navigare la burocrazia della Capitaneria per pescare legale?
- L’errore di imbarcare il pesce per la foto che lo condanna a morte certa dopo il rilascio
- Quando passa la Ricciola gigante: i segreti delle correnti per intercettare i predatori in autunno
- Tonno rosso o Pesce spada: chi domina davvero la catena alimentare pelagica nostrana?
- Zona FAO 37.1 o 37.2: Come tingere i tessuti senza usare acqua (o quasi): le nuove frontiere del distretto di Prato
- Come sorvegliare h24 la qualità dell’acqua di un allevamento ittico stando in ufficio?
Perché ridurre i tempi di combattimento aumenta del 80% le chance di sopravvivenza del tonno rilasciato?
Un combattimento prolungato non è un segno di abilità, ma il primo fattore di mortalità post-rilascio. Quando un tonno lotta per la vita, il suo corpo va in acidosi metabolica, accumulando enormi quantità di acido lattico nei muscoli. È come chiedere a un maratoneta di fare uno sprint finale e poi trattenere il respiro. Se lo stress è eccessivo e prolungato, il pesce, anche se rilasciato, non riuscirà a recuperare e morirà ore o giorni dopo per collasso fisiologico.
La chiave è quindi la rapidità. Un combattimento che si conclude in meno di 20 minuti aumenta drasticamente le probabilità di sopravvivenza. Questo non significa forzare la mano in modo sconsiderato, ma utilizzare un approccio che metta la salute del pesce al primo posto. Una volta sottobordo, il tonno sarà esausto e avrà bisogno di essere riossigenato. È qui che entra in gioco la tecnica della “rianimazione attiva”, una procedura fondamentale per un rilascio etico.
Per praticare una corretta rianimazione, è necessario afferrare il pesce per la mascella inferiore con un apposito raffio da rilascio (o con le mani guantate, con estrema cautela) e tenerlo con la testa rivolta verso la corrente, muovendo lentamente la barca. Questo flusso d’acqua forzato attraverso le branchie aiuta a smaltire l’acido lattico e a ripristinare i livelli di ossigeno. L’immagine seguente illustra la delicatezza di queste strutture vitali.

Come confermano le migliori pratiche nel drifting, bisogna continuare questa procedura finché il pesce non dà chiari segni di ripresa, come un battito vigoroso della coda. A quel punto, e solo a quel punto, si può procedere al rilascio. È una questione di pazienza e sensibilità. Secondo una guida sulle tecniche di rianimazione attiva nel Mediterraneo, muovere lentamente la barca con il pesce parallelo alla murata simula una sorta di respirazione artificiale. Il momento giusto per il rilascio arriva quando il pesce riprende energia e la sua coda inizia a battere con forza. Questo è il vero sigillo di un Catch & Release di successo.
Ignorare la fisiologia dello stress del tonno significa vanificare l’intero concetto di C&R. La responsabilità del capitano inizia proprio da questa comprensione scientifica.
Come scegliere canne e mulinelli che non cedano sotto la trazione di un pesce di 100kg?
La scelta dell’attrezzatura è il secondo pilastro dell’etica del combattimento. Utilizzare una lenza troppo leggera o una canna sottodimensionata per “aumentare il divertimento” è un atto di profonda irresponsabilità. Significa prolungare inutilmente l’agonia del pesce, portandolo a un livello di stress da cui non potrà più riprendersi. L’obiettivo non è avere un combattimento “sportivo”, ma un combattimento efficace ed etico, che si concluda nel minor tempo possibile per salvaguardare la vita del tonno.
L’attrezzatura deve essere proporzionata alla taglia media dei tonni presenti nella zona di pesca. Un equipaggiamento da 50 libbre è spesso considerato un buon compromesso per la maggior parte delle situazioni nel Mediterraneo, ma in aree come l’Adriatico, dove gli esemplari possono superare i 200 kg, è imperativo passare a canne e mulinelli da 80 libbre o più. Scegliere un libraggio inferiore significa quasi certamente condannare il pesce.
Il mercato offre soluzioni eccellenti, ma la scelta deve essere guidata da un criterio di responsabilità. Il seguente schema riassume le classi di attrezzatura consigliate per le principali zone di pesca italiane, come evidenziato da molti esperti del settore.
| Libraggio | Zona di pesca | Taglia media tonni | Tipo di canna |
|---|---|---|---|
| 30-50 lbs | Tirreno | 50-100 kg | Stand-up 1,70 mt |
| 50 lbs | Generale | 50-100 kg | Ottimo compromesso |
| 80 lbs | Adriatico | Fino a 200 kg | Sedia 2,10 mt |
Oltre alla potenza, è fondamentale la manutenzione. Un’attrezzatura impeccabile è una garanzia contro rotture impreviste che potrebbero lasciare il pesce con un amo in bocca e metri di lenza a seguito, una condanna certa. Prima di ogni uscita, è dovere del capitano eseguire un controllo meticoloso.
Checklist pre-pesca per un’attrezzatura a prova di gigante
- Controllo stato degli anelli: Ispezionare ogni anello della canna per verificare l’assenza di scheggiature o crepe nella ceramica che potrebbero tagliare il trecciato.
- Verifica del trecciato: Controllare visivamente l’usura del filo e programmarne la sostituzione almeno ogni due anni per evitare rotture dovute all’invecchiamento.
- Test dei nodi di giunzione: Eseguire sempre un test di trazione manuale sui nodi di giunzione tra trecciato e terminale in fluorocarbon per verificarne la tenuta.
- Montaggio degli ami: Utilizzare ami circle, che garantiscono un’allamata marginale (nella bocca) e non profonda, e montarli con una girella da almeno 200lb per scaricare le torsioni del filo.
- Taratura della frizione: Impostare la frizione del mulinello a circa un terzo del carico di rottura del filo utilizzato. Una frizione troppo stretta rischia di rompere la lenza, una troppo lenta allunga il combattimento.
Un equipaggiamento adeguato è un atto di rispetto, il primo passo per garantire che l’incontro con il re del mare si concluda con un onorevole saluto e non con una tragedia nascosta.
Quote ricreative o divieto totale: come navigare la burocrazia della Capitaneria per pescare legale?
La passione per la pesca al tonno rosso si scontra con una complessa e severa ragnatela normativa. Ignorare la burocrazia non è un’opzione: significa pescare illegalmente, rischiare sanzioni pesantissime e, soprattutto, agire al di fuori di un sistema pensato per la tutela della specie. La responsabilità del capitano include il dovere di essere un pescatore informato e in regola. Il primo passo è ottenere l’autorizzazione specifica per la pesca sportiva/ricreativa al tonno rosso, rilasciata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) e gestita tramite le Capitanerie di Porto.
Questa autorizzazione, da rinnovare annualmente, è il documento fondamentale che permette di praticare il C&R. La pesca senza autorizzazione è un illecito grave. Le normative sono chiare: la mancata registrazione e tracciabilità del tonno rosso può comportare una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 1.000 a 12.000 euro. Un rischio che nessun vero appassionato dovrebbe correre.

Le regole, però, sono in continua evoluzione. Negli ultimi anni, grazie alla ripresa degli stock, si è assistito a un graduale aumento delle quote. Ad esempio, per la campagna di pesca 2024, il totale ammissibile di catture (TAC) per l’Italia è stato fissato a 5.383,29 tonnellate, con un aumento del contingente individuale per la pesca a circuizione. Sebbene questo riguardi principalmente la pesca professionale, riflette una gestione più flessibile che si ripercuote anche sul settore ricreativo.
Una novità importante riguarda le manifestazioni sportive. Come sottolinea un comunicato ufficiale della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee (FIPSAS), la strada della sostenibilità è ormai tracciata:
Dal 5 marzo 2024 tutte le Capitanerie di Porto potranno autorizzare le manifestazioni agonistiche di pesca sportiva al tonno rosso che nel proprio regolamento di gara usino esclusivamente la tecnica del catch&release.
– FIPSAS, Comunicato ufficiale FIPSAS 2024
Questo conferma che il C&R non è solo una scelta etica, ma è diventato lo standard di legge per le competizioni. È dovere di ogni partecipante verificare che l’autorizzazione sia stata concessa e che il regolamento sia conforme alle disposizioni ministeriali.
Essere in regola non è un limite alla passione, ma la sua più alta espressione: dimostra rispetto per il mare, per le leggi e per il futuro della specie che amiamo.
L’errore di imbarcare il pesce per la foto che lo condanna a morte certa dopo il rilascio
È il momento che molti attendono: il pesce è sottobordo, esausto. La tentazione di issarlo a bordo per la foto ricordo è forte. Questo è, senza mezzi termini, l’errore più grave e comune che si possa commettere. Imbarcare un tonno, anche per pochi secondi, provoca un trauma fisico e uno stress che possono vanificare tutti gli sforzi fatti fino a quel momento. Il suo peso, non più sostenuto dall’acqua, può causare danni agli organi interni. Inoltre, il contatto con la superficie asciutta e calda della barca danneggia il muco protettivo che lo ricopre, esponendolo a infezioni letali.
La filosofia del rilascio perfetto impone un cambio di mentalità radicale. Come sottolineato in un’analisi approfondita sul C&R, “restituire al mare perfettamente vitale la nostra preda è sicuramente un importante passo avanti nell’etica della pesca. Ma ‘rilasciare’ non basta, bisogna farlo secondo uno schema che rispetti le esigenze biologiche del pesce”. Questo significa che la foto non deve essere un trofeo, ma un reportage rispettoso. Il pesce non deve mai essere portato a bordo.
La procedura corretta per una foto sicura è la seguente:
- Mantenere il tonno in acqua, lungo la murata della barca.
- Mentre una persona si occupa della rianimazione, un’altra può scattare la foto.
- Le mani (sempre guantate e bagnate) devono sostenere il pesce delicatamente, senza stringere le branchie o gli opercoli.
- La sessione fotografica deve durare pochi istanti e avvenire durante la fase di riossigenazione, senza interromperla.
Questa pratica è sempre più diffusa tra i pescatori consapevoli, che hanno capito che l’emozione non sta nel possesso, ma nel rispetto. Ne è un esempio l’esperienza di un team in Liguria, il cui resoconto video si conclude con parole che sono un manifesto: “Le immagini ci regalano le fasi dell’impegnativo combattimento e il rilascio finale in pura filosofia catch and release”.
Le immagini ci regalano le fasi dell’impegnativo combattimento e il rilascio finale in pura filosofia catch and release
– AL Custom, Esperienza di rilascio corretto in Liguria
Rinunciare alla foto-trofeo è il sacrificio che distingue un pescatore da un vero capitano etico. È la prova definitiva che il nostro amore per il mare è più grande del nostro ego.
Quando passa la Ricciola gigante: i segreti delle correnti per intercettare i predatori in autunno
Un capitano etico non è solo un tecnico, è un profondo conoscitore del mare. Sebbene il nostro focus sia il tonno rosso, la capacità di leggere l’ambiente è una dote universale che si applica a tutti i grandi predatori pelagici, inclusa la maestosa ricciola. Comprendere i segreti delle correnti, delle temperature e dei movimenti stagionali del foraggio è ciò che distingue una battuta di pesca casuale da una strategia mirata e rispettosa. Intercettare i predatori non significa vagare per ore bruciando carburante, ma posizionarsi nel posto giusto al momento giusto, riducendo l’impatto ambientale e massimizzando le possibilità di un incontro.
L’autunno, ad esempio, è un periodo magico. Il calo delle temperature superficiali spinge i banchi di pesce foraggio (sugarelli, alici, sardine) a muoversi e a raggrupparsi, creando “autostrade di cibo” che i grandi predatori seguono fedelmente. I tonni, di ritorno dalle zone di riproduzione, e le ricciole giganti, in piena attività predatoria, pattugliano i bordi delle secche, le scarpate continentali e le zone dove le correnti creano accumuli di nutrienti. Un capitano esperto sa che una corrente di 1-2 nodi che impatta contro una secca crea una “upwelling”, una risalita di acqua fredda e ricca di vita che attira l’intera catena alimentare.
Saper interpretare una carta delle correnti, un bollettino delle temperature superficiali (SST) e osservare i segni, come il volo degli uccelli marini (le sterne che si tuffano indicano la presenza di mangianza in superficie), è fondamentale. Questa conoscenza permette di pianificare uscite più brevi, più efficaci e quindi più sostenibili. Si riduce il tempo di ricerca, si concentra l’azione di pesca e si aumenta la probabilità di un combattimento rapido, elemento cruciale per la sopravvivenza del pesce, che sia un tonno o una ricciola.
Questa profonda connessione con l’ecosistema è parte integrante della responsabilità del pescatore: non siamo semplici sfruttatori di una risorsa, ma partecipanti attenti di un mondo complesso e meraviglioso.
Tonno rosso o Pesce spada: chi domina davvero la catena alimentare pelagica nostrana?
Nel pantheon dei grandi predatori del Mediterraneo, due figure mitologiche si contendono l’immaginario dei pescatori: il tonno rosso (Thunnus thynnus) e il pesce spada (Xiphias gladius). Entrambi sono all’apice della catena alimentare, ma occupano nicchie ecologiche e hanno strategie di caccia profondamente diverse. Comprendere il loro ruolo è essenziale per apprezzare il valore di ogni rilascio e la fragilità dell’equilibrio che andiamo a toccare con la nostra lenza. Il pesce spada è un cacciatore prevalentemente notturno e solitario, che si muove tra la superficie e le grandi profondità, cacciando calamari e pesci di branco che stordisce con la sua iconica spada.
Il tonno rosso, invece, è il dominatore assoluto dell’ambiente pelagico diurno. È un super-predatore a sangue caldo, una caratteristica quasi unica tra i pesci che gli permette di mantenere una temperatura corporea superiore a quella dell’acqua. Questa straordinaria fisiologia alimenta un metabolismo elevatissimo e una forza esplosiva senza pari. I tonni cacciano in branchi organizzati, utilizzando strategie complesse per accerchiare e attaccare banchi di sardine, sgombri o alici. La loro velocità, potenza e resistenza li rendono i veri re della colonna d’acqua.
Questa posizione al vertice della piramide trofica conferisce al tonno rosso un ruolo ecologico cruciale. In qualità di “predatore apicale”, regola le popolazioni delle specie sottostanti, mantenendo l’equilibrio dell’intero ecosistema. La sua drastica riduzione negli scorsi decenni ha avuto effetti a cascata, e la sua recente ripresa, grazie a severe politiche di gestione, sta contribuendo a ristabilire la salute del Mediterraneo. Ogni volta che pratichiamo un Catch & Release efficace, non stiamo solo salvando un singolo individuo, ma stiamo restituendo al mare un ingranaggio fondamentale della sua macchina biologica.
Rilasciare un tonno rosso non è un semplice gesto di clemenza; è un contributo attivo alla stabilità di un intero ecosistema. È questo che lo rende un atto di pesca così profondo e significativo.
Zona FAO 37.1 o 37.2: perché la geografia della pesca definisce la legalità
Il titolo di questa sezione sembra fuori contesto, un errore di battitura che parla di tessuti. Ma contiene un elemento cruciale, spesso trascurato: la sigla Zona FAO. Per un pescatore sportivo, conoscere la propria zona FAO non è un dettaglio, ma un obbligo di legge che definisce la legalità della sua azione. Il Mar Mediterraneo è suddiviso dalla Food and Agriculture Organization (FAO) in sotto-aree geografiche per scopi di gestione e statistica della pesca. L’Italia si affaccia su diverse di queste zone, principalmente la 37.1 (Mediterraneo Occidentale) e la 37.2 (Mediterraneo Centrale).
Perché è così importante? Perché le normative, le quote, i periodi di divieto e le misure tecniche possono variare, anche significativamente, da una sotto-area all’altra. Le decisioni prese a livello internazionale dall’ICCAT (la commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi) vengono recepite a livello europeo e nazionale, ma spesso con specifiche applicazioni geografiche. Ad esempio, una misura di protezione per una zona di nursery (area di crescita dei giovanili) potrebbe essere valida solo in una determinata sotto-zona geografica (es. 37.1.3, che comprende il Mar Tirreno).
Un capitano responsabile deve sapere in quale area sta operando. Non basta essere in acque internazionali per sentirsi svincolati dalle regole. Le autorizzazioni di pesca sono legate alla bandiera dell’imbarcazione e le normative italiane si applicano ovunque essa navighi. Ignorare la propria posizione geografica e le regole specifiche di quella zona è un’ingenuità che può costare cara, sia in termini di sanzioni che di impatto ecologico. Ad esempio, pescare in una zona e in un periodo designato come “chiuso” per proteggere la riproduzione è un danno enorme, anche se si pratica il Catch & Release.
La legalità della nostra passione si misura anche in gradi, minuti e secondi. Conoscere la mappa non è solo utile per la navigazione, ma è un prerequisito per una pesca rispettosa e consapevole.
Da ricordare
- La scienza prima del gesto: La sopravvivenza del tonno dipende dalla riduzione dello stress fisiologico (acido lattico), non dal semplice atto di rilasciarlo.
- L’attrezzatura è etica: Un equipaggiamento sovradimensionato non riduce il divertimento, ma è un atto di responsabilità per abbreviare il combattimento e salvare il pesce.
- La legalità è rispetto: Navigare la burocrazia (autorizzazioni, quote, zone FAO) è un dovere che qualifica il pescatore e protegge attivamente la specie.
Come sorvegliare la salute del mare stando sul proprio ponte di comando
L’idea di sorvegliare la qualità dell’acqua 24 ore su 24 da un ufficio, tipica di un allevamento ittico, può sembrare lontana dalla realtà della pesca sportiva in mare aperto. Eppure, trasponendo il concetto, ogni capitano etico è, a suo modo, un sorvegliante della salute del mare. Il nostro “ufficio” è il ponte di comando, e i nostri “sensori” non sono elettronici, ma sono i nostri occhi, la nostra esperienza e la nostra capacità di interpretare i segnali che l’oceano ci invia costantemente.
Sorvegliare la salute del mare significa smettere di guardare solo l’ecoscandaglio in cerca del “segno” e iniziare a osservare il contesto. Significa notare il colore dell’acqua: è torbida o cristallina? Ci sono fioriture algali anomale? Significa prestare attenzione alla presenza (o assenza) di vita. La comparsa di delfini, tartarughe o uccelli marini non è solo uno spettacolo, ma un indicatore di un ecosistema sano e ricco di foraggio. Al contrario, un mare “vuoto” per miglia e miglia può essere un campanello d’allarme.
Un pescatore responsabile annota questi dettagli sul suo diario di bordo. Registra le temperature dell’acqua, la direzione delle correnti, la presenza di mangianza e il comportamento dei predatori. Questa raccolta di dati, anno dopo anno, costruisce una conoscenza intima e profonda del proprio tratto di mare. Permette di notare cambiamenti, di capire se una certa zona sta migliorando o peggiorando, e di adattare la propria azione di pesca in modo più consapevole. Diventa una forma di “citizen science”, di scienza partecipata, dove ogni pescatore contribuisce a un monitoraggio diffuso dello stato di salute del Mediterraneo.
Questa visione olistica trasforma la pesca da semplice hobby a un dialogo continuo con il mare. Ora tocca a te. Diventa l’esempio che il mare merita, un capitano che non prende soltanto, ma che osserva, capisce e protegge. Questo è il futuro della nostra passione.